lunedì 30 luglio 2012

One way or another. Chapter 1




La casa al mare è un disastro. Le imposte non vengono aperte da quasi un anno. Le persiane scricchiolano indolensite dallo spesso strato di salsedine che si è depositato su di loro durante l' inverno. La vernice verde è leggermente scrostrata; il pittore dovrebbe venire entro la fine della settimana per dargli una passata di colore prima dell' arrivo dei miei genitori.
Tiro la pesante maniglia della porta finestra sul balcone principale, nel salone, e spingo forte in fuori. Un po' di polvere mi cade sulla testa. Raccolgo i capelli in una crocchia spettinata e inspiro. Una nuova estate. Giugno ci ha salutato da pochi giorni ma l' aria è già torrida, bollente. 
Solitamente in questo periodo, io e la mia famiglia abbiamo già finito il trascolo ma quest' anno, a causa degli esami di maturità di mio fratello minore, abbiamo rimandato di qualche settimana. Mio fratello Filippo partirà per il viaggio della maturità fra qualche giorno e non arriverà prima della fine di luglio; i miei genitori hanno così tanti impegni mondani in città che difficilmente si faranno vedere almeno per qualche altra settimana.
Fisso per qualche secondo lo spesso strato di polvere sul passamano del balcone ed allontano l' idea di appoggiarvi le mani. Il giardino che circonda la villetta ha bisogno di cure. Chiazze d' erba gialle e secca sono intervallate da piccoli ciuffi verdi che sono riusciti a resistere, si sono aggrappati alla vita nonostante le cure inesistenti. Dei fiori di ginestra puntellano di giallo acceso il lato ovest della casa, intorno alla piscina ancora vuota e sporca.
In lontananza si intravede la baia e le barche, che da qui sembrano minuscole, hanno già iniziato ad affollare il porticciolo. 
Ogni anno è la stessa storia: alla fine di settembre, quando ritorniamo in città, ci ripromettiamo di occuparci di più della casa al mare; di non lasciarla completamente chiusa e abbandonata al suo destino per tutto l' inverno, ma nessuno di noi mantiene mai la promessa. 
Mio padre è avvocato e non conoscere orari; mia madre è farmacista e vive barrata nella sua prigione dorata impartendo ordini a giovani dipendenti come una novella Cleopatra d' Egitto. Figuriamoci se hanno il tempo per pensare alla casa al mare. 
Ah, la casa al mare. 
Io adoro questo posto. Il profumo della carne arrostita sulla brace nel giardino sul retro; le cene a lume di lanterne e il familiare odore di citronella delle candele per scacciare le zanzare; la fine della scuola e il termine della sessione d' esami estiva; il mare e gli amici di sempre; le gite in barca e le partite a burraco fino alle cinque di mattina. 
Un ricordo mi attraversa la memoria come una cometa che cade in picchiata. Il primo amore. 
Guardo per un attimo il pesante solitario arroccato al mio anulare sinistro e sospiro. Un delicato intreccio di platino stringe una pietra rotonda e luccicante. Lo rigiro tra le dita facendolo scivolare su e giù. 
In questa casa ho fatto l' amore per la prima volta. E non con l' uomo che sto per sposare. 
Qualcosa si muove, dentro di me, all' altezza del ventre, ma decido di ignorare i file che la mia memoria ingannevole mi sta aprendo davanti gli occhi. Non ho assolutamente voglia di lasciare che i brutti pensieri mi rovinino il trasferimento al mare. 
Rientro in casa e comincio a liberare i mobili dai leggeri teli di cotone bianco che li proteggono dalla polvere durante l' inverno. Sposto il piccolo tavolinetto sul quale è pogiato il televisore a schermo piatto che ha voluto mio fratello e comincio a collegare i fili dell' impianto stereo. Prendo il mio i-pod e lo collego all' impianto tramite il sottile filo bianco. Dalle casse della tv comincia a suonare la musica familiare della mia playlist preferita. I Train cominciano a stuzzicarmi i sensi mentre visualizzo cosa serve per rimettere in piedi questo posto. Darsi da fare è il miglior modo di non pensare. E in questa casa, piena di ricordi e spezzoni della mia vita, pensare non è il modo migliore di passare il tempo. 
Sento il mio cellulare cinguettare dalla borsa che ho lasciato al piano di sotto e mi precipito giù per le scale. Quando riesco a trovare il telefono nella grande borsa ha smesso di suonare da qualche secondo. 
Una chiamata persa, leggo, è di mia madre. Premo il tasto verde e faccio partire una nuova chiamata. 
'Elena, sei arrivata, cara?' mi chiede lei con il suo solito tono cantilenante. 
'Si mamma' sbuffo 'qui, al solito, è un disastro' 
'Non capisco perché tu ti sia incaponita per trasferirti così presto, tesoro. Potevi aspettare che Juanita andasse a dare una pulita' mi rimprovera lei. 
'Mamma sono settimane che Juanita è sommersa di lavoro a causa tua. Sembra quasi che tu la stia boicottando per non farla venire al mare' sbeffeggio. Ogni santa volta che Juanita, la nostra colf thailandese, doveva venire con me al mare per mettere a posto mia madre se ne usciva con una nuova cena di beneficenza o un cocktail per i colleghi dello studio di papà che la costringevano a rimanere in città per dare una mano. 
'Che sciocchezze, tesoro, piuttosto pensi di riuscire a tornare per cena? Verranno anche i tuoi futuri suoceri e sarebbe molto scortese da parte tua non presenziare' 
Merda. Avevo dimenticato la cena che mia madre aveva organizzato in onore del mio fidanzamento anche se non l' ha detto esplicitamente. Non vuole perdere l' occasione per mostrare il suo futuro genero barra trofeo a quelle civettuole delle sue amiche.
'Ehm... spero' farfuglio. Mi fisso per un secondo nello specchio all' ingresso e mi viene la pelle d' oca. Ho delle profonde occhiaie viola scuro che mi incorniciano gli occhi. I capelli spenti e privi di vita legati in uno spettinato chignon sulla testa. Le guance arrossate. 
'Oh Elena, è sempre così frustrante con te. Sai quanto possono diventare pettegole le persone. Che figura faresti fare a Giorgio se non fossi al suo fianco stasera?' rimbecca mia madre. Giorgio è il mio fidanzato e, ovviamente, mia madre l' adora. Qualunque madre sarebbe pazza di lui. Si è laureato in medicina con un semestre di anticipo e si è specializzato in cardiochirurgia negli Stati Uniti, a Stenford. Quando è tornato in Italia è riuscito ad ottenere un posto di prestigio in una delle più importanti equipe d' Europa che si occupa di bypass coronarici ad alto rischio. Discende da una importante famiglia che ha origini nobiliari ed è schifosamente ricco per via di una serie di possedimenti terrieri che la nonna di sua nonna ereditò da un vecchio amante. E' bello. Una di quelle bellezze raffinate e d' altri tempi. Impeccabile nelle sue camicie di cotone egiziano celesti fatte su misura sulle quali sono ricamate le sue iniziali. 
E, fatto di straordinaria stranezza, mi ama. Mi ama incondizionatamente. Stravede per me come se fossi il Dio della religione in cui crede fermamente. Come se fossi una Madonna per lui. E' gentile, premuroso, accorto. Capisce quando c'è qualcosa che non va ma aspetta che sia io a parlare. Non è invadente ne possessivo ma mi fa sentire controllata ed importante. E riesce a fare tutto questo nonostante lavori venti ore al giorno, praticamente. 
Cosa ci abbia trovato in me, francamente, ancora non mi è chiaro dopo quasi quattro anni.
Non che io sia una brutta ragazza, anzi, ma nulla di che. Nessun segno particolare che mi renda irresistibile. Nessuna traccia che possa rendermi indimendicabile. Nessuna intelligenza strabiliante. Nessuna abilità degna di nota.
Sospiro pesantemente fissando ancora una volta il mio viso stravolto. 
'Ok mamma, faccio un salto al supermercato qui vicino per prendere alcuni stracci e dei detersivi e poi salgo in macchina e torno in città' 
'Brava ragazza. Ti ho preso un vestito e delle scarpe. Se tu potessi passare da un parrucchiere...' lascia cadere mia madre. 
'Spero di averne il tempo' acconsento. Devo essere proprio ridotta una pezza per acconsentire a tutte le richieste assurde di mia madre. 
'Oh Elena, mi chiedo sempre che fine abbia fatto la tua femminilità. A stasera, tesoro. Alle nove, non tardare' sosprira e riattacca. 
Fisso l' orologio che Giorgio mi ha regalato per l' ultima materia che ho dato all' università, un Cartier con il cinturino in coccodrillo rosa e la cassa in acciaio e che ho trovato assurdamente esagerato, e noto con orrore che sono già le sei. Ma dove è finito il pomeriggio? Chi mi ha rubato il tempo? 
In preda al panico raccatto le mie cose e mi fiondo fuori dalla villetta, do una mandata di chiave al portone laccato di verde e scendo il vialetto fino alla mia 500 bianca. Se arrivo in ritardo mia madre me la farà pagare amaramente. Dio santo, quella donna alle volte è proprio pesante. 
Ingrano la retromarcia ed esco dal vialetto urtando, come al solito, il vaso di peonie che mia madre si ostina a tenere li nonostante tutti lo buttiamo a terra continuamente. 
'Merda' impreco. Esco la testa dal finestrino per controllare i danni e con orrore mi accorgo di averlo completamente distrutto. Il terriccio è sparso per il vialetto e le peonie giacciono addolorate a testa in giù. Mi sento stranamente in colpa a lasciarle li, in quel modo, ma ingrano la prima e mi dirigo al supermercato incurante. 
Giro convulsamente per gli scaffali buttando nel carrello cose a caso. Avevo fatto una lista che devo aver lasciato da qualche parte. A casa, forse? O in macchina? Comunque, è troppo tardi per rimuginarci su. 
Mi dirigo alla cassa e calcolo rapidamente quale sia la più veloce. La numero otto sembra abbastanza sgombra. 
Una risata familiare attira la mia attenzione. E' la risata roca e solare di una donna. L' ho già sentita da qualche parte. Il suono delle labra che strinono è stranamente conosciuto. Cerco di ragionare su dove l' ho già sentita quando la risposta mi si para davanti. In carne, ossa ed ex fidanzati. 
'Elena, tesoro, sei proprio tu?' mi chiede la donna davanti a me. I morbidi capelli rossi le ricadono in maniera così familiare lungo i bordi del volto paffuto. Gli occhi castani guizzano e sono davvero felici d' avermi incontrato. 
Un tuffo al cuore quando scorgo la sagoma dietro di lei. E' alto e muscoloso, così come me lo ricordavo. I capelli hanno il colore dell' oro colato e gli cadono selvaggi e spettinati da un lato. Gli occhi castani, uguali a quelli di sua madre, sono due pozze di stupore mentre mi fissano. Erano anni, cinque per essere precisi, che i miei non si fondevano nei suoi.
'Buonasera signora Attili' le rispondo educata. Ho la gola secca. Sono travolta dai ricordi che inizano a cadere veloci come spinti da una cascata d' acqua fottutamente potente. 
'Ettore, guarda chi c'è, la nostra Elena' dice lei orgogliosa rivolta al figlio. Indugia qualche secondo sull' aggettivo possessivo e per un attimo mi ricordo quanto mi volesse bene quella donna. 
'Elena' mormora lui imbarazzato a mo' di saluto. 
'Ettore' biascico io in risposta. Il gelo scende su noi due, strascico di un passato non proprio roseo.  
'Che bello rivederti finalmente. Assurdo pensare che le nostre villette al mare siano a pochi chilometri l' una dall' altra e noi non ci siamo mai incontrati. Non trovi, Ettore?' chiede a lui. 
'Già' dice secco. La madre gli rivolge uno sguardo torvo ed io arrossisco. Quante volte abbiamo litigato e quante volte lei mi ha difesa. Quante volte ha raccolto le mie lacrime pregandomi di non farmi intimidire dai colpi di testa di Ettore. Quante volte sarei dovuta scappare ed invece sono rimasta nella speranza che lui diventasse meno... Meno Ettore. 
'All' università tutto ok? Ti sei già laureata?' mi chiede lei cordiale. 
'Non ancora. Purtroppo il matrimonio mi sta portando via molto tempo' le rispondo sincera. Poi mi blocco di colpo notando la sua espressione incredula. Mi pento immediatamente di averle fatto quella confidenza. 
'Ti sei sposata?' Ettore da voce ai suoi pensieri e la sua voce risulta stranamente acidula.
E' una puntina di gelosia quella che noto nel suo tono di voce?
Non essere sciocca, Elena! Mi ammonisco. Se solo ripenso ai tre anni con lui un brivido gelato mi percorre la schiena e mi fa sussultare. Il vuoto e il senso di perdita che ha lasciato dentro me quel periodo fa ancora male. 
'Non ancora. Mi sposo agli inizi di ottobre ma dalla proposta di matrimonio è diventato tutto un po' frenetico, se si può dire così' spiego. Tutto il sangue che ho addosso mi affluisce al viso. Non è facile parlare di matrimonio davanti l' uomo che ha ridotto in briciole il tuo cuore e il tuo orgoglio. 
Ovviamente, se aveste una minima idea di che donne siano mia madre e mia suocera, questo vi sembrerebbe un eufemismo bello e buono. Frenetico... pff... Direi piuttosto esagerato. O pretenzioso. O meglio ancora: un incubo che diventa realtà.
Ettore sembra stranamente rilassato, come se il Dio degli orologi gli avesse concesso del tempo in più. 
La signora Attili mi fissa incredula la mano sinistra sulla quale pende il prezioso anello. Mi sento avvampare. 
'Mamma, s'è fatto tardi, si chiederanno dove siamo finiti' la riprende brusco Ettore mentre lei non riesce a staccare gli occhi dall' anello con malcelati stupore e disapprovazione. 
Che cosa si aspettava? Che sarei rimasta ad aspettare suo figlio una notte di più? Che avrei sopportato un' altra scopata bevendomi la scusa che non significava nulla? 
La rabbia, il dolore, il disappunto mi tornano vivi alla mente dopo anni ed anni di assopimento. Se solo ripenso a quel periodo, a quanto sono caduta in basso per un uomo e a quanto è stato difficile rialzarmi, mi si stringe il cuore. Se solo Giorgio non avesse scelto me, se solo non mi avesse tirato fuori dal buco nero di dolore ed autodistruzione in cui mi ero rintanata.... 
'Oh, certo... certo... andiamo' biascica lei ancora sotto shock come se avesse appena scoperto che la terra non è rotonda. 'E' stato bello riverderti, Elena' mi saluta. La sua voce è più fredda; formale. 
'Piacere mio' fingo educatamente. Ettore mi fissa con aria truce. Gira le suole chiodate dei suoi costosi mocassini Tod's e si allontana con le buste della spesa pendole senza nemmeno un cenno di saluto. La madre lo segue. Ho come la sensazione che il mio imminente matrimonio sarà l' argomento di discussione del tragitto in macchina fino a casa loro. 
Ettore... Cristo santo, tra tutte le persone che potevo incontrare, perché proprio lui? Perché proprio oggi? Perché proprio qui, dove è cominciato e finito tutto?

Continua...


10 commenti:

  1. Siiii...grazie Robi <3

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  2. Evvai!
    Stavo aspettando questa nuova "avventura" con molta impazienza!
    <3

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  3. Evvai evvai evvaiiiii :))))

    M'intriga. M'intriga!!

    Alessia

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  4. che bello, un'altra storia e ambientata in estate :)

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  5. Robi, é meraviglioso, me lo sono letto con ansia al bar di Pantelleria (uno dei pochi posti in cui prede il 3G) e non vedi l'ora si leggere i prossimi capitoli! Ho sono una remora, il nome della protagonista, ma chissà che tu non riesca a farmelo piacere come tutto il resto!

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  6. oh yes.
    e il nome della protagonista mi piace un sacco.

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  7. bentornata robifiction!!!

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