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mercoledì 30 maggio 2012

45 giorni a Vogue #SentitiRingraziamenti

Ogni volta che compro un romanzo nuovo, come prima cosa, leggo i ringraziamenti dell' autore. Li cerco tra le ultime pagine. In fondo, tra la fine di quella storia che per me è solo all' inizio e la copertina. Mi piace leggere i nomi degli editori che hanno raffinato le pagine grezze dell' autore. Mi piace sapere i loro nomi perché sono quelli che sanno tutti i sinonimi delle parole. Loro conoscono cento modi per dire amore e centouno per dire salute!
Leggo i nomi dei figli e dei genitori degli autori. I nomi degli amici. I nomi dei conoscenti. I nomi dei pubblicisti.
Quello che non potrò mai leggere nei ringraziamenti di un romanzo sono i nomi dei lettori e, diavolo, sono loro i primi a dover essere ringraziati. Uno per uno. Ma come si potrebbe fare a priori? Non si può, appunto.
Ogni autore dovrebbe avere una telecamerina tra le pagine di ogni libro che vende per vedere che emozioni sta provocando. Per capire cosa è in grado di fare; quanto in profondità è in grado di arrivare.
Io ho avuto questa fortuna.
E' vero, io non sono Dan Brown né Sophie Kinsella; non sono Leslye Lokko né Zafon ma anche io ho raccontato una storia. Non voglio nemmeno lontanamente paragonarmi a Loro ma, nel mio piccolo, anche io ho dato vita ad un piccolo ecosistema di personaggi e intrecci. Una storia che si è scritta da sola. Senza un programma ne una scaletta. Ogni capitolo veniva scritto e pubblicato nel momento in cui prendeva vita. Ovviamente è per questo, e vi prego di scusarmi, che molte volte ci sono state imperfezioni nella scrittura o erroracci. Io l' editore da ringraziare non ce l' ho, sicché...
In compenso c'è una persona che si è affezionata a Filippa fin dall' inizio dandole tutto il supporto possibile. Quindi è doveroso da parte nostra, mia e di Filippa, s' intenda, salutare Claudia.

Nel momento in cui ho scritto la parola fine ho sentito un tuffo al cuore. In quell' attimo di confusione mi sono venute in mente un centinaio di idee. E se scrivessi la storia da un altro punto di vista? Magari quello di Anita. E se raccontassi di Arianna? E se continuassi per altri quaranta capitoli? E se trovassi una fidanzata a Davide? Magari potrei scrivere del romantico e intimo matrimonio di Filippa.
Non volevo che finisse. Ero talmente affezionata a questa storia che volevo continuarla all' infinito.
Ho fatto fatica a staccarmi dalle mie creature, lo ammetto. Solo che, con calma, ho realizzato che erano loro ad aver chiuso con me. Adesso Filippa, Enrico, Anita Lozzani, Davive e tutti gli altri vivono nella testa di chi ha voluto loro bene. La loro vita prende forma nell' immaginario di chi ha letto e si è affezionato a loro. Ed è così che li ho lasciati andare.
Solo che poi, mentre dicevo loro addio, mi è venuta in mente un' idea. Quell' idea funzionante. Non voglio dire nulla perché, come ho detto, è solo un pensiero ma un di quelli che stuzzicano sperando che un giorno prendano vita. 

Con queste parole, anche se non sono sufficienti e mai ce ne saranno abbastanza ad esprimere quanto io sia grata, voglio ringraziarVi. Ognuno di voi.
Per ogni commento.
Per ogni risata che vi siete fatti.
Per ogni lacrima.
Per ogni volta che avreste voluto essere al posto di uno dei miei personaggi.
Per ogni volta che mi avete dato uno spunto.
Per ogni volta che mi avete chiesto un nuovo capitolo.
Per ogni volta che avete letto un capitolo. E per ogni volta che l' avete riletto.
Per ogni volta che, con le vostre parole, mi avete spinto ad andare avanti.
Perché, dovete sapere, sono una che inizia un sacco di cose ma poche volte arrivo alla fine. 
Quindi, se ci siete, è il momento di palesarvi anche se non l' avete mai fatto e prendervi il merito che vi spetta. 

Grazie, grazie, grazie, infinite volte grazie. 
Robi. 


45 giorni a Vogue #TreAnniDopo



'Quando tua madre aprirà la posta, questa mattina, radunerà le forze armate. Ci stanerà e io e te saremo morti' annuncio. Enrico è ancora a metà tra le veglia e il sonno.
Da un paio di settimane dormire, per me, è diventata un' impresa epica.
'A me fa più paura la tua. In fondo è lei la madre della sposa'. La sua voce è impastata dal sonno ma si avverte l' allegria. 'Vedrai che andrà tutto bene' si volta verso di me e mi accarezza gentilmente il ventre. 
'Hai sentito Davide? A che ora dovrebbe arrivare?' chiedo. Sono ancora un po' nervosa all' idea di dover dare certe notizie alle nostre famiglie riunite. 
'Ha detto che arriverà in tempo. Andranno Claudia e suo marito a prenderlo all' aeroporto e ci raggiungeranno immediatamente'
'E tuo padre? I ragazzi?' chiedo.
'Atterreranno a Milano fra qualche ora, ci incontreremo con loro direttamente al ristorante' 
'Ti amo' gli dico rilassando i muscoli della schiena contro la testata morbida del letto. Sono passati quasi quattro anni dalla prima volta che sono venuta in questo appartamento che adesso è anche casa mia. Casa nostra. 
Da quando mi sono trasferita qui le cose sono un po' cambiate. Ad esempio lo studio fotografico di Enrico, al secondo piano, è diventato un armadio. Ci siamo giocati quello spazio a poker, una sera di due anni fa, imbevendo tutto con vodka alla fragola. Alla fine della partita eravamo talmente ubriachi che non sono certa di aver vinto davvero io la mano decisiva. Ma questa è una cosa che non coffesserò mai ad Enrico, ho troppe scarpe per farmi prendere dal rimorso di coscienza!

mercoledì 23 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 36



‘Domani mi sposo’ realizza Arianna. 
‘Domani ti sposi’ ripeto. 
‘Mi sposo davvero. Nel senso che ci sarà un prete, uno sposo vestito bene e mia madre. Oh, mia madre… Non voglio nemmeno pensare a mia madre. E indosserò questo vestito. E’ un vestito bellissimo, vero?’ mi chiede Arianna accarezzando la preziosa stoffa del suo abito da sposa. Una cascata di seta shantung a doppio filo, di un candido avorio, sulla quale sono state applicate a mano delle piccole foglie di chiffon che ondeggiano placide. La schiena, completamente nuda, è attraversata da due sottilissime bretelle in raso del colore del miglior spumante italiano, che riprende il tono del fiocco che cinge la vita dell’ abito. Lo strascico si dipana ampio per metri. Si possono sentire il ticchettio delle macchine da cucire e i commenti delle quaranta sarte che hanno lavorato a questo pezzo d’ arte. Le dita che infilavano minuziosamente gli aghi, punte in milioni di parti, hanno dato vita al pezzo di carta disegnato da Armani. Migliaia di fili hanno incastrato perle e cristalli alla stoffa pregiata per far si che diventasse realtà. 

lunedì 21 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 35




‘Sei proprio sicura di quello che stai facendo?’ mi chiede Arianna. 

Il nostro appartamento sembra il set di un film dell’ orrore ambientato nella redazione di un giornale di moda. Ogni angolo della casa è sommerso da scatole e pacchi. Chilometri di nastro adesivo sono stati usati per imballare, letteralmente, la nostra vita. Valigie piene di vestiti e scatole di scarpe piene di ricordi ammassati raccontano gli ultimi otto anni. 
‘In realtà, no’ ammetto a malincuore. 
‘E allora perché lo fai?’

martedì 15 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 34



‘Non sono andato via perché volevo. Non ho chiamato Enrico per un amore fraterno magicamente rinato’ dice Davide. 
E’ di spalle. L’ acqua gli bagna il corpo a metà. Le braccia possenti si tengono al bordo della piscina e ne disegnano il profilo. Le dita, lunghe ed affusolate, leggere come quelle di un pianista, tamburellano nervosamente sulla pietra lucida. Il sole del crepuscolo gli schiarisce i capelli e sfuma i suoi contorni.
‘E allora perché?’ gli chiedo. 
E’ la prima volta che ci troviamo completamente soli da quando è successo. Enrico ha deciso di sfruttare gli ultimi momenti di luce di questa giornata per fotografare una scogliera non lontana da qui, mentre il sole abbandona il cielo.

venerdì 4 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 33



'Sai che muovi le orecchie mentre dormi?' mi chiede Enrico.
'Muovo le orecchie? Ma cosa dici...' gli rispondo. Il sole è sorto da qualche ora, ormai, ed io sono ancora a letto con l' intenzione di rimanerci il più possibile.

martedì 17 aprile 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 32


Davide. 

La intravedo, attraverso le vetrate, stretta nel suo cappotto di cashmere color tortora. E’ decisamente più magra di quel che ricordassi; il suo volto è spento, chiuso in una cascata di lacrime e mascara; i lunghi capelli castani sono fermati sulla bassa nuca da un fermaglio di cristalli rossi e blu. 
Ho cercato di non pensare a lei. Ho tentato di dimenticare la sua pelle, le sue labbra, il suo profumo; ma ogni tentativo è stato inutile. Tutto mi ricorda lei. 
E lei, stasera, ha chiamato me. E’ talmente fragile che potrei prendermela senza sforzo. Potrei farla cadere in una di quelle trappole, che ho così ben collaudato negli anni, che la farebbero mia per sempre. Ma posso fare una cosa del genere a mio fratello? Sarebbe troppo. Anche per uno come me. Anche per un grandissimo bastardo come me.
Filippa alza lo sguardo e incrocia i miei occhi. Mi sorride forzatamente e si alza sui quel trampoli. Le caviglie esili, fasciate da un sottilissimo strato di nylon, leggere sotto il peso del suo corpo minuto, ondeggiano su quattordici centimetri di tacco firmato Yves Saint Laurent.

sabato 7 aprile 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 31



Ok, lo ammetto, forse il Paradiso non è proprio così. Forse questo lavoro non è un pot-pourri profumato di roselline secche e spezie rilassanti. Assomiglia, per lo più, ad un girone dell’ inferno in cui il tempo non è mai sufficiente e il tuo sedere non è mai abbastanza magro. E nell’ ultimo mese ho smaltito tutti i kg presi a Natale. E anche quelli presi il Natale scorso. 

mercoledì 28 marzo 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 30


Non ho mai realmente creduto al destino, a quello che banalmente si chiama fato. Le casualità della mia vita me le sono creata da sola. Sempre. Ho creduto, fin da quando ero una ragazzina, che se volevo qualcosa dovevo alzare il sedere dalla sedia e fare tutto quello che necessitava per averla. Io non sono come mia sorella Claudia o, perlomeno, non ho voluto esserlo. Avevo un sogno e ne ho fatto un obbiettivo di vita. Avevo un sogno e ne ho fatto una meta: ogni passo, ogni giorno, ogni pensiero erano in quella direzione. 
Non ho mai lasciato che il tempo scandisse i miei pensieri; che delineasse i confini dei miei progetti. Quelle, per me, erano parole al vento. Tempo e destino sono stati, per ventisette anni, nelle mie mani. O, almeno, di questo ero convinta.

lunedì 26 marzo 2012

Non indosso le calze.

Il fatto che io non indossi le calze da qualche tempo ha risvegliato in me il buon senso. E' inutile che ci prendiamo in giro: l' estate è più vicina di quanto noi non vogliamo credere, quell' istante in cui ci dovremo mostrare con indosso solo due miseri lembi di tessuto colorato idrorepellente è prossimo. Per prepararsi a quel momento, in cui tutti nodi vengono al pettine e tutti i panettoni e le uova di Pasqua vengono al culo e ai fianchi, ci vuole tempo. Io, ovviamente, sono in ritardo. Effettivamente sono mesi che ci penso, più o meno dalla scorsa estate oserei, ma il tempo mi sta scivolando tra le dita delle mani come granelli di sabbia al vento e -tra una cosa e l' altra- ho rimandato fino ad ora.
Tra l' altro, coincidenza delle coincidenze, stamattina ho aperto una di quelle e-mail pubblicitarie che manda Kiko per avvertirti degli sconti. Io non lo faccio mai, le cestino a piè pari. In parole povere, la mail recitava 'Stronza, smettila di ingozzarti di crispelle di riso al miele e di poltrire. Dai tregua alla tua ciccia e vieni da Kiko a comprarti le creme dimagranti al vantaggioso prezzo di 5 euro'.
Evidentemente il destino stava cercando di dirmi qualcosa.
Le parole della mail non erano esattamente le stesse ma il succo mi sembra abbastanza chiaro; così, mentre tornavo dall' università, mi sono fermata al centro commerciale vicino casa mia e ho preso Shape Design (Crema rimodellante pancia e fianchi) e Ultra Sonic (Crema contro gli inestetismi della cellulite) a 5 euro l' una. 
Ho comprato anche un fondotinta che, si sa, se non puoi eliminare gli inestetismi almeno nascondili! 
Ho come la sensazione che, a meno che qualche santo non le abbia mischiate con qualche ritrovato della scienza miracoloso, saranno inutili come i sacchetti biodegradabili del supermercato ma -almeno- la mia coscienza per oggi s'è rasserenata. Non dovevo mangiare tutti quei deliziosi dolcetti francesi in questi quattro giorni. Forse è proprio vero che, adesso che sono una bionda anche io, sono diventata scema. 
E poi mi sono comprata le All Star con la bandiera americana che desideravo e quelle scarpe, come è noto, non sono clementi per nulla con il regal didietro del gentil sesso. 
Ho già fame e sono a dieta da sole 5 ore. Vado a farmi una tisana drenante... 

P.S.: Mentre ero in Francia ho avuto un' illuminazione. L' inizio di una nuova RobiFiction ha iniziato a prendere forma mentre 45 giorni a Vogue volge al termine.... Sigh...

Cremamente vostra, Robi. 

venerdì 16 marzo 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 29



Sulle note di questa stupenda canzone. Enjoy it.
‘Ma come ti è sembrato? Ben fornito?’ mi chiede Arianna, curiosa, dopo aver ascoltato il racconto dettagliato dell’ Incidente Plum Cake, così ha rinominato l’ accaduto. 
‘Arianna!’ la riprendo inorridita. 
‘Sai com’è… Non mi era mai capitato di poter tastare le doti… artistiche, diciamo così, di due fratelli! Ho sempre usato un pennello alla volta’ ridacchia la mia coinquilina. 
‘Nemmeno a me. E non ho nessuna intenzione di provare certe esperienze adesso. Secondo te devo dirlo ad Enrico?’. 
Ho bisogno di un consiglio serio ma, a quanto pare, Arianna non è della stessa opinione. 
‘No, dannata ragazza, certo che no! Che cosa gli vorresti dire, poi? Ehy, ciao amore, quel figo di tuo fratello ha tentato di sedurmi con un dolcetto, che come sai per me sono un miraggio dato che tua madre è una fautrice accanita della taglia 40, e con il suo arnese. Però, dato che sono una brava ragazza, non ho voluto constatare di persona chi dei due è messo meglio!’. Arianna mi fa il verso imitando la mia voce. La sua scenetta mi strappa un sorriso e per un attimo non penso a Davide.

lunedì 12 marzo 2012

Metti da parte i pregiudizi, prenditi meno sul serio.


Il post che segue è su Federico Moccia. Lettore, io te lo dico subito, perché voglio che tu metta in pratica il consiglio che ti do nel titolo: metti da parte il pregiudizio e...  

domenica 11 marzo 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 28



Se vi dico Natale, qual è la prima cosa che vi viene in mente? Nessun discorso religioso/trascendentale, per carità, siate onesti. So che non sono i buoni sentimenti ne lo zabaione caldo davanti il camino. So che il bacio sotto il vischio non c' entra e nemmeno tutti i dolci che uno si ripropone di non mangiare. Il primo campanello che suona nelle persone normali, quando viene nominato il Natale, è quello dei regali.

giovedì 1 marzo 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 27




'Non riesco ancora a capire come sia possibile che io sia qui’ borbotta Enrico mentre il taxi, di un inconfondibile giallo, arresta la sua corsa folle attraverso le strade sgombre dell’ alba newyorkese davanti l’ elegante stabile dove abita suo padre. Ho la mano indolenzita per quanto forte mi sono aggrappata allo sportello.

mercoledì 15 febbraio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 26


‘Quindi tu sei la ragazza di Enrico?’ mi chiede Ina. Gli occhi celesti le brillano. E'  in evidente difficoltà, frenata dalla freddezza scostante di Enrico. Stringe ancora di più la cinta di lana del cappotto color biscotto come se il pesante capo potesse ripararla dal gelo che emana il suo figliastro.

martedì 31 gennaio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 25



“E quindi quando pensi di tornare in Italia, Filippa?” chiede mia madre spazientita per la centesima volta. 
“Mamma non lo so ancora. Oggi pomeriggio riuscirò a darti notizie più certe”. Le mie risposte sono vaghe da due settimane a questa parte. Le ho detto che mi hanno chiesto di seguire un evento importante in città ma, in realtà, aspetto solo il via libera del dottor Clarckson che dovrei incontrare tra poche ore. 
“Filippa, fino a prova contraria, anche a New York è il 23 dicembre. E di solito si è a casa, con la propria famiglia, alla vigilia della vigilia di Natale” ribatte piccata mia madre. 
“Farò il possibile per rientrare in tempo. Mamma sai quanto è importante per me quello che sto facendo” mi giustifico. Odio mentirle. In maniera così spudorata, intendo. 
“Qui sono le sette del pomeriggio. Prima di andare a dormire ti chiamo un’ altra volta e ti auguro che per quell’ ora tu sia in grado di darmi l’ orario del tuo volo di rientro signorina” 
“Lo spero anche io. A dopo”.

venerdì 27 gennaio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 24


"Non credi che dovresti chiamare tuo padre? Dirgli che sei qui? E' passata quasi una settimana da quando sei arrivato a New York e lui abita a sole tre ore di macchina" chiedo con nonchalance ad Enrico. E' seduto di fianco a me, le gambe dritte e accavallate, i piedi poggiati sulle sbarre di ferro del mio letto d' ospedale. Ha in mano un settimanale americano, People, vecchio di mesi; in copertina c'è Britney Spears con la biancheria intima in bella mostra. E' totalmente assorto. Sembra che stia leggendo chissà quale segreto di stato.
"Mmm mmm" esce dalla sua bocca. Non alza nemmeno gli occhi dal giornale. I grossi occhiali dalla montatura tartarugata gli scivolano lentamente sul naso. Con un gesto deciso li riporta al loro posto e ritorna assorto alla lettura ed ai suoi pensieri.

venerdì 20 gennaio 2012

Volevo scrivere tante cose.

Volevo scrivere un post sulle nuove scarpe presentate da Prada. 
Poi volevo scriverne uno su Benedetta Parodi; avevo anche trovato un titolo fighissimo che però non vi dirò nel caso in cui un giorno mi decida a scriverlo davvero. 
Avevo pensato di scriverne uno sulla chiusura di Megavideo, fatto che mi sta arrecando non pochi momenti di sconforto e crisi. 
Magari ne potevo scrivere uno sulla drammatica situazione in Sicilia: io la benzina l' ho finita e domani mia sorella festeggerà i 18 anni e io non ho ancora comprato un vestito; vedete voi... 
Volevo fare gli auguri a Marco Simoncelli per i suoi 25 anni e a Nostra Signora (Amen) Franca Sozzani per i suoi 62 (portati egregiamente, s' intenda eh...). 
Magari, seguendo l' onda, potevo ravanarvi anche io un pochetto i maroni santi con la moldava che se la faceva con il comandante Schettino mentre la Costa Concordia concodiava con uno scoglio. 
Volevo scrivere un post sul 23° capitolo di 45 giorni a Vogue e dirvi che, secondo me, è il più bello di tutta la storia. Mi sono innamorata di Davide dopo averlo scritto, sicché....
Volevo scrivere un post sui blog che seguo, che sono un' infinità, ma che poi alla fine si riducono sempre ai soliti dieci in tutto. Volevo farlo per ringraziare Giulia (Diario di un' ex stacanovista), Fiona (Il pazzo mondo di Fiona), C. (LoveIs), Es (Just4u make up and style), Lucia (Cosmetics and Reviws) e Gilulia (La Pinta) per i premi che mi hanno assegnato e -sopratutto- per i loro interventi sull' isola di Robilandia. Grazie!
Volevo scrivere un post per segnalarvi la nascita di un utilissimo blog nato dall' idea, dalla costanza, dalla passione e dedizione di Claudia (Piccolo Spazio Vitale) che sarà per voi un faro nella notte nei meandri dello Shopping OnLine! Trovate il blog QUI. Mi spiace per i vostri portafogli.... 
Volevo raccontarvi della gallina che ho trovato nel viale di casa mia e che ora è parte integrante della famiglia. Ha deciso di rimanere con noi e non riusciamo proprio a capire da dove venga... 


In definitiva, potevo scrivere un sacco di cose su un sacco di cose... 
Non è detto che non lo farò, solo non adesso. 

Robi 

mercoledì 18 gennaio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 23



Filippa riposa. Sembra beata, persa in un sonno profondo che da l' impressione di non essere scalfito da quello che è appena successo. Un piccolo taglio le percorre l’ arco di pelle sopra il sopracciglio destro. Punti di carta le tengono insieme i due lembi di pelle come mani strette in un abbraccio. Non sembra che senta dolore. I muscoli del suo volto sono distesi, placidi come se ondeggiassero in un mare di pace. Il suo respiro è regolare. Il suo petto si alza e si abbassa ritmicamente assecondando i bip della macchina che le prende la pressione costantemente. Il vestitino di carta bianca immacolato le copre il corpo magro. Le braccia sono stese lungo i fianchi stretti. Il braccialetto di diamanti che ha al polso luccica. Sono le uniche cose che indossa: un braccialetto di diamanti e un vestitino di carta d’ ospedale.

venerdì 13 gennaio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 22



Cerco su Google il numero dell’ albergo di Filippa e lo compongo frettolosamente sulla tastiera del cellulare. Filippa non risponde al suo telefono ed inizio ad essere davvero preoccupato: l’ avrò chiamata almeno cento volte nelle ultime sei ore. 
“Buongiorno, cercavo la signorina Filippa Torre. Alloggia da voi!” dico alla voce lontana dall’ altra parte del telefono. Un crescente senso d’ ansia si è impadronito di me. Non sento Filippa da quando è atterrata, quasi ventiquattr’ ore fa. Un misero sms quando ha messo piede in America e poi più nulla. Non è da lei sparire così.