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martedì 11 ottobre 2016

Giorno 283 - L'Allieva - SecondaPuntata

Giorno 283 - 11 Ottobre 2016 






Questa sera, ad un orario come sempre improponibile per chi lavora tutto il giorno e alle ventuno ha già sonno, andrà in onda la terza puntata della Fiction ispirata ai romanzi di Alessia Gazzola. Io ovviamente la registrerò su MySky e la vedrò alle sette di sera come è giusto che sia.
Già settimana scorsa, qui, vi avevo enunciato le mie perplessità sulle abilità recitative degli attori scelti per i ruoli principali e, con una puntata in più sul groppone, posso assicurarvi che non solo le mie opinioni non sono migliorate ma, se è possibile, sono pure peggiorate. 

lunedì 26 novembre 2012

One way or another. Chapter 10




I suoi occhi chiedono risposte. 
Cosa ha significato questo bacio? 
Che effetto hanno avuto su di me le sue parole?
Che cosa provo? Cosa sento?
Io non so cosa dire. Non c’è nulla da dire: il tempo che è passato non si può cancellare con un bacio. 
A malincuore mi allontano da lui. A fatica le mie mani si staccano dal suo corpo caldo.

giovedì 25 ottobre 2012

One way or another. Chapter 9




Nuoto lentamente fino al fuori bordo; mi arrampico sulla scaletta e lascio che le ultime gocce d’ acqua mi scivolino addosso per riunirsi al mare. Il sole è bollente e asciuga immediatamente il sale sulla mia pelle che sento tirare. Ho i capelli scombinati e appiccicati sul collo e sulla schiena come una coperta. Mi aggiusto in maniera maliziosa il bordo del pezzo di sotto del costume e risalgo lentamente la scaletta.

mercoledì 3 ottobre 2012

One way or another. Chapter 8



Il porticciolo si allontana fino a sparire dalla vista. Il mare è calmo e il gommone ondeggia quel tanto che basta a prendere velocità. Dietro di noi una lunga scia di schiuma bianchissima squarcia l’ azzurro dell’ acqua. Il sole è accecante; caldo e forte già nelle prime ore del mattino. 
Ettore è al posto di comando: armeggia con pulsanti e bottoni vari mentre prendiamo velocità. Vira a destra, oltre i porticcioli più lontani dalle case, verso il mare aperto. 
‘Leni ricordi quell’ insenatura, a Nord della costa, dove andavamo sempre a fare il bagno?’ mi urla Ettore per coprire il rumore del motore. 
‘Si’ gli dico. La ricordo perfettamente. Non c’è roccia, né scoglio, ne spiaggia, di quel posto che non sia disegnato nella mia memoria con un pennarello indelebile.  Quante lacrime ho versato sulle foto che ritraevano felici in quel posto? 

lunedì 24 settembre 2012

One way or another. Chapter 7




Le sue mani scivolavano sulla stoffa pesante del maglione mentre mi stringeva. Accarezzavano, su e giù, ritmicamente, le trecce di lana color cioccolato. Era il nostro primo Natale insieme. Io gli avevo regalato un quarantacinque giri dei Beatles rarissimo, che avevo trovato in un negozio d’ antiquariato on line, che l’ aveva letteralmente mandato in brodo di giuggiole. 
‘E’ stupendo Leni, l’ ho cercato in lungo e in largo. La mia collezione è quasi ultimata!’ disse lui, felice come un bambino, quando aprì il pacchetto. 
Mi abbracciò forte, stritolandomi. Quell’ anno avevamo affittato una piccola baita in montagna per poter passare le vacanze insieme. Volevamo trascorrere quelle vacanze senza misurarne il tempo. I primi mesi di università ci avevano completamente assorbito: Ettore era nato per diventare architetto e viveva per quello che studiava. La sua mano ferma era capace di tracciare linee perfette, che in un solo istante si trasformavano in piccoli capolavori architettonici. Milioni di volte l’ avevo fissato disegnare la nostra vita: la nostra casa, che doveva essere a tre piani con la piscina sul retro; la chiesa in cui si sarebbe svolto il nostro matrimonio, con quelle guglie e quello stile un po’ gotico e un po’ romantico; perfino l’ hotel in cui avremmo soggiornato per il nostro venticinquesimo anniversario di matrimonio. La matita scivolava lenta e ferma sul foglio mentre le nostre teste disegnavano un futuro dettato dal cuore. Nei suoi disegni tutto era possibile.  Quando si hanno vent’ anni tutto sembra possibile: basta disegnarlo su un foglio bianco per far si che si realizzi.

mercoledì 12 settembre 2012

One Way Or Another. Chapter 6



'Io credo che sia troppo' dico. Un moto di insoddisfazione mi sale dalla pancia fino alla punta dei capelli. Giorgio è via da tre giorni e i preparativi del matrimonio stanno mettendo a dura prova la mia resistenza. 
'Tesoro, non ti piace il posto?' mi chiede mia suocera con una punta di indignazione malcelata nella voce. 
'No, non è questo, il posto è stupendo. E' solo che...' 
Vengo bruscamente interrotta. 
'Eh si. E' proprio stupendo e non sai quante pedine ho dovuto muovere sulla scacchiera delle mie conoscenze per farvi avere il giardino d' inverno all' ultimo piano. Avete insistito per sposarvi in ottobre, e non in agosto o settembre come vi avevo caldamente consigliato, e dovete mettere in conto il tempo incerto. Potrebbe addirittura piovere a dirotto!' commenta lei come se fosse la peggiore delle tragedie che si potrebbe abbattere sull' umanità. 
'Già, potrebbe'

mercoledì 29 agosto 2012

One way or another. Chapter 5




'L' ho trovato davanti il portone della villetta al mare' confesso. 
Il sole è sorto da un' ora circa e dalle persiane, leggermente aperte, si riversano raggi timidi sul pavimento di legno scuro. Le pareti bianche sono illuminate dai bagliori. 
L' arredamento è minimal, come piace a me. Non ci sono fronzoli ne suppellettili. Un armadio quattro stagioni dello stesso legno del pavimento alla destra del letto e una toletta della fine del secolo scorso dall' altra parte. E' ancora un po' impersonale ma conto di dargli un mio tocco quando mi trasferirò qui definitivamente. Magari comprerò delle stampe in bianco e nero o appenderò delle foto d' autore. 
Se non fosse per le quattro foto appese accanto la porta potrebbe tranquillamente essere la camera da letto di chiunque. Due, scattate a Central Park quando ci siamo messi insieme, sono incorniciate da un sottile bordo di legno chiaro. La terza l' abbiamo scattata alle Maldive, nel giorno del nostro terzo anniversario. La spiaggia, il mare cristallino e la sabbia lattiginosa, fa da sfondo a due sorrisi divertiti. L' ultima è senza cornice: sono passati solo pochi mesi e risale alla sera della proposta di matrimonio. Ritrae le nostre mani incrociate sull' anello di fidanzamento, in bianco e nero scattata con il cellulare.  
Aspetto che Giorgio mi dia un segno di vita per continuare a raccontare della sera prima. 
'Come faceva a sapere che eri li?' chiede lui. Il suo respiro mi colpisce sulla schiena, mi abbraccia più forte, il suo polso si frappone fra i miei seni e con le lunghe dita mi accarezza il collo bagnaticcio. Fa caldo, un caldo umido e quasi doloroso che ti toglie le energie. E, nonostante il caldo, lui stringe più forte. Capisco che non si aspettava di dover affrontare questa conversazione. Non si aspettava che Ettore ritornasse a forza nei nostri discorsi meno di quattro mesi prima del matrimonio. 

lunedì 20 agosto 2012

One way or another. Chapter 4



Giorgio mi lascia sfogare per qualche minuto poi rompe i miei sussulti.
'Entriamo in casa, ok?' chiede dolce. Non mi lascia nemmeno un secondo e lo ringrazio silenziosamente per tutto. Le mi gambe sono molli come gelatina e non sono certa di poter deambulare. Le sue mani sono intorno alla mia vita e sulla mia schiena, mi sorreggono. Sono li, dov' erano quelle di Ettore un momento fa. Mi sento sporca e questa sensazione mi fa singhiozzare di nuovo. 
'Elena, calmati, per favore' mi sussurra lui. E' fermo e padrone della situazione. Mi ha già visto in questo stato, eccome se mi ha visto. E mi ha salvato. Come un principe azzurro su un cavallo bianco che riesce a salvare la principessa rinchiusa sulla torre. Come un pompiere che salva la ragazza dalle fiamme. Come un medico che salva una vita, lui aveva salvato la mia.
Mi ha salvata da un deterioramento interiore lento e inesorabile. Ogni giorno, dopo la rottura con Ettore, una parte di me si perdeva in quel limbo di dolore e disperazione. Ogni giorno, da quando Giorgio è entrato nella mia vita, ho ricostruito me stessa. 

martedì 14 agosto 2012

One way or another. Chapter 3



Che cosa dovrei fare? Scendere dalla macchina e chiedergli per quale diamine di motivo si trova di fronte il portone di casa mia in piena notte? Oppure potrei ingranare la prima, metterlo sotto e poi scappare. Dite che la vernice bianca della macchina potrebbe rimanere su di lui? Certo che, se un qualunque giudice sapesse le pene dell' inferno che mi ha fatto provare, mi assolverebbe immediatamente. 
Spengo il motore della macchina, lasciando i fari accesi puntati su Ettore. Raccolgo lo strascico del vestito che adesso, senza le scarpe altissime, mi arriva sotto i piedi e scendo dall' auto. 
'Hai bisogno di qualcosa?' chiedo sprezzante. Il mio tono è sorprendentemente freddo e distaccato nonostante, dentro di me, si stia consumando una corrida bollente e sanguinolenta a causa dei ricordi. 
'Ho bisogno di sapere perché ti sposi' dice lui asciutto. Si sposta su un piede per evitare che i fari della macchina lo accechino. La sua voce è calda e carezzevole, esattamente come la ricordavo.

lunedì 6 agosto 2012

One way o another. Chapter 2



'Vanno bene così?' mi chiede il parrucchiere che sta acconciando i miei lunghi capelli castani. Alzo per un momento lo sguardo sulla mia immagine riflessa e mi meraviglio sensibilmente di quanto possa essere miracolosa la mano esperta di un buon parrucchiere. 
I lunghi capelli castani mi ricadono i morbidi riccioli, spettinati ad arte, sulle scapole. Un ciuffo di capelli, un po' troppo vaporoso per i miei gusti, mi incornicia la fronte facendomi assomigliare a Farrah Fawcett. Nonostante la pelle del mio viso gridi ancora vendetta e la mia espressione è, come sempre, stralunata; il risultato è più che buono. 
'Sono perfetti, grazie' rispondo cordiale. La visione di una me riveduta e corretta mi dona un po' del buon umore che ho perso a causa della recente puntata di Carramba che sorpresa che si è consumata nel supermercato vicino casa. 

lunedì 30 luglio 2012

One way or another. Chapter 1




La casa al mare è un disastro. Le imposte non vengono aperte da quasi un anno. Le persiane scricchiolano indolensite dallo spesso strato di salsedine che si è depositato su di loro durante l' inverno. La vernice verde è leggermente scrostrata; il pittore dovrebbe venire entro la fine della settimana per dargli una passata di colore prima dell' arrivo dei miei genitori.
Tiro la pesante maniglia della porta finestra sul balcone principale, nel salone, e spingo forte in fuori. Un po' di polvere mi cade sulla testa. Raccolgo i capelli in una crocchia spettinata e inspiro. Una nuova estate. Giugno ci ha salutato da pochi giorni ma l' aria è già torrida, bollente. 
Solitamente in questo periodo, io e la mia famiglia abbiamo già finito il trascolo ma quest' anno, a causa degli esami di maturità di mio fratello minore, abbiamo rimandato di qualche settimana. Mio fratello Filippo partirà per il viaggio della maturità fra qualche giorno e non arriverà prima della fine di luglio; i miei genitori hanno così tanti impegni mondani in città che difficilmente si faranno vedere almeno per qualche altra settimana.

mercoledì 30 maggio 2012

45 giorni a Vogue #SentitiRingraziamenti

Ogni volta che compro un romanzo nuovo, come prima cosa, leggo i ringraziamenti dell' autore. Li cerco tra le ultime pagine. In fondo, tra la fine di quella storia che per me è solo all' inizio e la copertina. Mi piace leggere i nomi degli editori che hanno raffinato le pagine grezze dell' autore. Mi piace sapere i loro nomi perché sono quelli che sanno tutti i sinonimi delle parole. Loro conoscono cento modi per dire amore e centouno per dire salute!
Leggo i nomi dei figli e dei genitori degli autori. I nomi degli amici. I nomi dei conoscenti. I nomi dei pubblicisti.
Quello che non potrò mai leggere nei ringraziamenti di un romanzo sono i nomi dei lettori e, diavolo, sono loro i primi a dover essere ringraziati. Uno per uno. Ma come si potrebbe fare a priori? Non si può, appunto.
Ogni autore dovrebbe avere una telecamerina tra le pagine di ogni libro che vende per vedere che emozioni sta provocando. Per capire cosa è in grado di fare; quanto in profondità è in grado di arrivare.
Io ho avuto questa fortuna.
E' vero, io non sono Dan Brown né Sophie Kinsella; non sono Leslye Lokko né Zafon ma anche io ho raccontato una storia. Non voglio nemmeno lontanamente paragonarmi a Loro ma, nel mio piccolo, anche io ho dato vita ad un piccolo ecosistema di personaggi e intrecci. Una storia che si è scritta da sola. Senza un programma ne una scaletta. Ogni capitolo veniva scritto e pubblicato nel momento in cui prendeva vita. Ovviamente è per questo, e vi prego di scusarmi, che molte volte ci sono state imperfezioni nella scrittura o erroracci. Io l' editore da ringraziare non ce l' ho, sicché...
In compenso c'è una persona che si è affezionata a Filippa fin dall' inizio dandole tutto il supporto possibile. Quindi è doveroso da parte nostra, mia e di Filippa, s' intenda, salutare Claudia.

Nel momento in cui ho scritto la parola fine ho sentito un tuffo al cuore. In quell' attimo di confusione mi sono venute in mente un centinaio di idee. E se scrivessi la storia da un altro punto di vista? Magari quello di Anita. E se raccontassi di Arianna? E se continuassi per altri quaranta capitoli? E se trovassi una fidanzata a Davide? Magari potrei scrivere del romantico e intimo matrimonio di Filippa.
Non volevo che finisse. Ero talmente affezionata a questa storia che volevo continuarla all' infinito.
Ho fatto fatica a staccarmi dalle mie creature, lo ammetto. Solo che, con calma, ho realizzato che erano loro ad aver chiuso con me. Adesso Filippa, Enrico, Anita Lozzani, Davive e tutti gli altri vivono nella testa di chi ha voluto loro bene. La loro vita prende forma nell' immaginario di chi ha letto e si è affezionato a loro. Ed è così che li ho lasciati andare.
Solo che poi, mentre dicevo loro addio, mi è venuta in mente un' idea. Quell' idea funzionante. Non voglio dire nulla perché, come ho detto, è solo un pensiero ma un di quelli che stuzzicano sperando che un giorno prendano vita. 

Con queste parole, anche se non sono sufficienti e mai ce ne saranno abbastanza ad esprimere quanto io sia grata, voglio ringraziarVi. Ognuno di voi.
Per ogni commento.
Per ogni risata che vi siete fatti.
Per ogni lacrima.
Per ogni volta che avreste voluto essere al posto di uno dei miei personaggi.
Per ogni volta che mi avete dato uno spunto.
Per ogni volta che mi avete chiesto un nuovo capitolo.
Per ogni volta che avete letto un capitolo. E per ogni volta che l' avete riletto.
Per ogni volta che, con le vostre parole, mi avete spinto ad andare avanti.
Perché, dovete sapere, sono una che inizia un sacco di cose ma poche volte arrivo alla fine. 
Quindi, se ci siete, è il momento di palesarvi anche se non l' avete mai fatto e prendervi il merito che vi spetta. 

Grazie, grazie, grazie, infinite volte grazie. 
Robi. 


45 giorni a Vogue #TreAnniDopo



'Quando tua madre aprirà la posta, questa mattina, radunerà le forze armate. Ci stanerà e io e te saremo morti' annuncio. Enrico è ancora a metà tra le veglia e il sonno.
Da un paio di settimane dormire, per me, è diventata un' impresa epica.
'A me fa più paura la tua. In fondo è lei la madre della sposa'. La sua voce è impastata dal sonno ma si avverte l' allegria. 'Vedrai che andrà tutto bene' si volta verso di me e mi accarezza gentilmente il ventre. 
'Hai sentito Davide? A che ora dovrebbe arrivare?' chiedo. Sono ancora un po' nervosa all' idea di dover dare certe notizie alle nostre famiglie riunite. 
'Ha detto che arriverà in tempo. Andranno Claudia e suo marito a prenderlo all' aeroporto e ci raggiungeranno immediatamente'
'E tuo padre? I ragazzi?' chiedo.
'Atterreranno a Milano fra qualche ora, ci incontreremo con loro direttamente al ristorante' 
'Ti amo' gli dico rilassando i muscoli della schiena contro la testata morbida del letto. Sono passati quasi quattro anni dalla prima volta che sono venuta in questo appartamento che adesso è anche casa mia. Casa nostra. 
Da quando mi sono trasferita qui le cose sono un po' cambiate. Ad esempio lo studio fotografico di Enrico, al secondo piano, è diventato un armadio. Ci siamo giocati quello spazio a poker, una sera di due anni fa, imbevendo tutto con vodka alla fragola. Alla fine della partita eravamo talmente ubriachi che non sono certa di aver vinto davvero io la mano decisiva. Ma questa è una cosa che non coffesserò mai ad Enrico, ho troppe scarpe per farmi prendere dal rimorso di coscienza!

mercoledì 23 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 36



‘Domani mi sposo’ realizza Arianna. 
‘Domani ti sposi’ ripeto. 
‘Mi sposo davvero. Nel senso che ci sarà un prete, uno sposo vestito bene e mia madre. Oh, mia madre… Non voglio nemmeno pensare a mia madre. E indosserò questo vestito. E’ un vestito bellissimo, vero?’ mi chiede Arianna accarezzando la preziosa stoffa del suo abito da sposa. Una cascata di seta shantung a doppio filo, di un candido avorio, sulla quale sono state applicate a mano delle piccole foglie di chiffon che ondeggiano placide. La schiena, completamente nuda, è attraversata da due sottilissime bretelle in raso del colore del miglior spumante italiano, che riprende il tono del fiocco che cinge la vita dell’ abito. Lo strascico si dipana ampio per metri. Si possono sentire il ticchettio delle macchine da cucire e i commenti delle quaranta sarte che hanno lavorato a questo pezzo d’ arte. Le dita che infilavano minuziosamente gli aghi, punte in milioni di parti, hanno dato vita al pezzo di carta disegnato da Armani. Migliaia di fili hanno incastrato perle e cristalli alla stoffa pregiata per far si che diventasse realtà. 

lunedì 21 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 35




‘Sei proprio sicura di quello che stai facendo?’ mi chiede Arianna. 

Il nostro appartamento sembra il set di un film dell’ orrore ambientato nella redazione di un giornale di moda. Ogni angolo della casa è sommerso da scatole e pacchi. Chilometri di nastro adesivo sono stati usati per imballare, letteralmente, la nostra vita. Valigie piene di vestiti e scatole di scarpe piene di ricordi ammassati raccontano gli ultimi otto anni. 
‘In realtà, no’ ammetto a malincuore. 
‘E allora perché lo fai?’

martedì 15 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 34



‘Non sono andato via perché volevo. Non ho chiamato Enrico per un amore fraterno magicamente rinato’ dice Davide. 
E’ di spalle. L’ acqua gli bagna il corpo a metà. Le braccia possenti si tengono al bordo della piscina e ne disegnano il profilo. Le dita, lunghe ed affusolate, leggere come quelle di un pianista, tamburellano nervosamente sulla pietra lucida. Il sole del crepuscolo gli schiarisce i capelli e sfuma i suoi contorni.
‘E allora perché?’ gli chiedo. 
E’ la prima volta che ci troviamo completamente soli da quando è successo. Enrico ha deciso di sfruttare gli ultimi momenti di luce di questa giornata per fotografare una scogliera non lontana da qui, mentre il sole abbandona il cielo.

venerdì 4 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 33



'Sai che muovi le orecchie mentre dormi?' mi chiede Enrico.
'Muovo le orecchie? Ma cosa dici...' gli rispondo. Il sole è sorto da qualche ora, ormai, ed io sono ancora a letto con l' intenzione di rimanerci il più possibile.

martedì 17 aprile 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 32


Davide. 

La intravedo, attraverso le vetrate, stretta nel suo cappotto di cashmere color tortora. E’ decisamente più magra di quel che ricordassi; il suo volto è spento, chiuso in una cascata di lacrime e mascara; i lunghi capelli castani sono fermati sulla bassa nuca da un fermaglio di cristalli rossi e blu. 
Ho cercato di non pensare a lei. Ho tentato di dimenticare la sua pelle, le sue labbra, il suo profumo; ma ogni tentativo è stato inutile. Tutto mi ricorda lei. 
E lei, stasera, ha chiamato me. E’ talmente fragile che potrei prendermela senza sforzo. Potrei farla cadere in una di quelle trappole, che ho così ben collaudato negli anni, che la farebbero mia per sempre. Ma posso fare una cosa del genere a mio fratello? Sarebbe troppo. Anche per uno come me. Anche per un grandissimo bastardo come me.
Filippa alza lo sguardo e incrocia i miei occhi. Mi sorride forzatamente e si alza sui quel trampoli. Le caviglie esili, fasciate da un sottilissimo strato di nylon, leggere sotto il peso del suo corpo minuto, ondeggiano su quattordici centimetri di tacco firmato Yves Saint Laurent.

sabato 7 aprile 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 31



Ok, lo ammetto, forse il Paradiso non è proprio così. Forse questo lavoro non è un pot-pourri profumato di roselline secche e spezie rilassanti. Assomiglia, per lo più, ad un girone dell’ inferno in cui il tempo non è mai sufficiente e il tuo sedere non è mai abbastanza magro. E nell’ ultimo mese ho smaltito tutti i kg presi a Natale. E anche quelli presi il Natale scorso.