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mercoledì 14 settembre 2011

Storie di ordinaria follia alla NYFW!

Anna Wintour, direttore di Vogue America, e Taylor Swift, cantante country, si incontrano ad una sfilata durante la NYFW.

Anna: Ma vedi tu se non mi tocca dividere la scena co' sta cretina che è diventata famosa scrivendo canzoni sulla sua rottura con un Jonas Brothers.
Taylor: Ma vedi tu 'sta rattrappita! Ora per stare su Vogue devo leccarle quel culo flaccido.
Anna: Ridi, ridi. Ah bella yo me so' fatta 'n mazzo così per sedere su quella poltrona.
Taylor: Io mi sono fatta un licantropo. Ora che ci penso, ma non è che sei un vampiro tu?
Anna: Un vampiro? Dio santissimo ma sei fuori come un balcone!
Taylor: Beh, se ci rifletti i tuoi capelli non si muovono e sono gli stessi da una vita; idem con patate la tua faccia! Hai sempre le stesse scarpe. Sei bianca come un lenzuolo... Vivi a New York perché i grattacieli ti proteggono dalla luce del sole? Perché luccichi?
Anna: L' abbronzatura è così anni '80. E poi, senti da che pulpito, bella mozzarellina... Comunque... che diavolo ti sei messa addosso? E' uno dei centrini che tua nonna sferruzza?
Taylor: E meno male che dirigi Vogue...
Anna: Che vorresti dire?
Taylor: Niiiiennnte....
Anna: Pfff tanto il tuo parere da provincialotta del sud è poco importante per me. Dove hai lasciato il cappello da Cowgirl?
Taylor: Ha parlato l' immigrata!
Anna: Immigrata? Immigrata a me? IMMIGRATA?
Taylor: Come sei arrivata a New York dall' Inghilterra? Con il Titanic? Hai conosciuto Jack e Rose?
Anna: Il Titanic è naufragato nel 1912, ignorantona di una bionda, siamo nel 2011...
Taylor: Lo sapervo che eri un vampiro!
Anna: Ancora?

Le luci si spengono. La sfilata comincia.

Anna: Grazie a Dio. Se la sentivo parlare ancora dieci minuti mi sarei avventata sulla sua giugulare!

Ordinariamente vostra, R.

lunedì 12 settembre 2011

New York Fashion Week SS 11-12


Sembra sia passato il tempo delle stramberie. Pare che New York, quest' anno, abbia deciso che non fosse più il caso di abbandonarsi ai ghirigori della mente mirati a stupire a tutti i costi. Sulle passerelle dei grandi nomi americani si sono susseguite delle donne vestite da donne. Gli abiti per la prossima stagione calda fluttuavano indisturbati, tanto erano leggeri, quasi volessero disegnare l' inizio di una nuova era nell' aria. Mi è sembrato di ritornare indietro di anni e anni, quando le donne desideravano coprirsi di stoffe delicate che accarezzassero la loro pelle come le mani di un principe. C' era serenità nell' aria e voglia di purezza dopo anni di confusione in cui la moda ha annaspato tra ridicoli fronzoli ed immetibili chincaglierie. C' era romanticismo nelle stampe dai colori tenui di Carolina Herrera e Zac Posen. C' era colore da Diane Von Fustenberg ma lungi da lei riproporre i nefasti giorni del Color Block. C' erano le righe da Derek Lam che donavano un tocco elegante senza scivolare su qualche buccia di banana come da Prada l' anno scorso. I colletti di Jason Wu erano abbottonati: quasi si volesse tornare ad un amore gentile, ad una donna che non ha bisogno di mostrare troppo per essere senducente; un tono bon-ton aleggiava sui mix di nero e rosa e sulle ampie gonne. La sobrietà di Jenny Packman ha lasciato si che la mia mente vagasse fino agli Hamptons e godesse della brezza marina durante un esclusivo party sulla spiaggia. I colori decisi di Prabal Gurung, le trasparenze e i seducenti tagli li ho immaginati in una puntata di Sex and the City girata nel 2011, dieci anni dopo una strage del quale si ci vuole scrollare di dosso la polvere e ricominciare.
Si potrebbe pensare che siano state presentate collezioni noiose e già viste. Si potrebbe pensare che l' estate prossima passi piatta a New York, quasi in sordina. Ma la vera rivoluzione sarà proprio questa: una donna elegante e femminile in un mondo che ha cercato di trasformarla in una motociclista sfatta dal colore androgina e troppo mascolina.

Newyorkamente vostra, R.