martedì 1 maggio 2012

Dublino.

Come ben sapete sono stata in Irlanda. A Dublino, precisamente, con una piccola perentesi nella penisoletta di Howth. Di Londra e del suo fascino tutto british ed educato mi ero profondamente innamorata e, quindi, nutrivo forti speranze anche nei confronti di Dublino che, vi dico subito, non sono state disattese. 
A differenza della capitale britannica, Dublino è a misura d' uomo. Un piccolo centro tipicamente inglese dove c'è tutto ma a portata di mano. O di piedi, se sei un turista. I mattoncini rossi, il fiume che divide in due la città, le case basse e i pub in fila, le strade lastricate e gli autobus a due piani che spuntano da ogni parte... non c'è nulla che non ve ne farà innamorare subito. 



Me la immaginavo molto più grande ma, in realtà, le attrazioni turistiche da vedere assolutamente sono davvero poche e in due giorni si riesce a fare tutto con calma.
Immancabile il giro al Trinity College, vanto della cultura Irlandese. Fondato da Elisabetta I, vanta tra i suoi studenti Oscar Wilde e Samuel Beckett.
Noi abbiamo deciso di fare la visita guidata (10 euro) che consente anche l' ingresso alla Old Library in cui è contenuto il Book of Kells. La nostra guida, uno studente dell' ultimo anno di Storia, ci ha mostrato alcuni dei punti centrali del complesso ma tutto sommato non ci ha detto nulla di più di quanto non si possa leggere su internet ma l' ingresso alla sola libreria, vero vanto della città, era 9 euro e così abbiamo deciso di fare il pacchetto completo. 


Continuando a camminare, siamo arrivati alla St. Patrick Cathedral, considerata come il sito cristiano per eccellenza d' Irlanda. Il parco intorno all' enorme chiesa è verdissimo ma non ce lo siamo potuti godere a pieno perché il tempo, come potete vedere dal cielo perennemente color antracite, non ce l' ha permesso.
Si narra che in questa chiesa, San Patrizio in persona, protettore d' Irlanda, abbia battezzato i pagani nel 450 d.C. in un pozzo nascosto al di sotto della struttura. 



Alle spalle della chiesta trovate il St. Stephen Green. Il parco sorge nel punto in cui, fino ai primi anni del 1800, venivano fustigati i prigionieri e mandati a morte. Adesso è un angolo di paradiso verde brillante in una città che, comunque, lo smog non sa bene cosa sia. E' la meta preferita degli irlandesi in pausa pranzo o degli studenti del Trinity College che si siedono sulle panchine o intorno al lago. 



Attraversando l' arco in memoria dei morti irlandesi del 1901 durante la guerra dei Boeri in Africa vi ritroverete all' inizio di Grafton Street: la via dello shopping irlandese. Ci sono i grandi nomi dell' alta moda e un buon numero di negozi di scarpe oscene che non capisco proprio dove trovino il coraggio di indossare.
Non immaginate di certo nulla di simile a Regent Street a Londra, agli Champs Elysees di Parigi o alla Fifth Avenue di New York. E' una strada molto affollata ma caotica e non v'è nulla d' elegante. Come il resto della città è conviviale e per nulla austera come si immaginerebbe.

Per me, il vero punto di riferimento per shopping, ovviamente, è stato il grande magazzino Primark che questi strani irlandesi hanno rinominato Penneys. Ho comprato una quantità di scarpe, collane e orecchini impressionante. Mi sono anche pentita, si si pentita, di non averne prese di più. Il mio bottino finale è stato di otto paia di ballerine, quattro sandali con zeppa e quattro con il tacco altissimo che forse non metterò mai. Ve li faccio vedere appena li esco dalla seconda valigia che ho dovuto comprare per il ritorno.
La sera c'è poco da fare. Nel senso che tutta la popolazione risedente a Dublino si riversa nel quartiere dei pub nei pressi di Temple Bar e beve birra nera fino allo sfinimento. Inutile dirvi che anche noi abbiamo fatto lo stesso, passando da un pub all' altro senza sosta e intonando le musichette irlandesi che venivano suonate dal vivo e cantando e ballando. 



Complice la birra nera che scendeva come la pioggia d' inverno (e anche in primavera, estate e inverno, a quanto pare) una sera io e mia cugina Gea ci siamo fatti dipingere la faccia da un' artista dublinese!





Di Howth vi parlerò la prossima volta.
Il mio parere sulla città è assolutamente positivo. Si respira un' aria di libertà e di strafottenza nei confronti del pensiero altrui che ti permette di fare tutto. Ho visto ragazze uscire addirittura con i bigodini ancora in testa ed entrare tranquillamente nei negozi. Le persone passeggiavano senza curarsi si ciò che indossavano, del colore della loro pelle, delle loro scelte religiose. Una città tollerante che riesce ad accogliere qualsiasi cultura tra le sue braccia.
Peccato il tempo: i primi tre giorni ha piovigginato ad intermittenza continuamente tant'è che ho dovuto comprare un impermeabile anti pioggia da mettere sopra il giubbotto perché il vento non permetteva di tenere l' ombrello aperto. Gli ultimi due giorni però, Dublino ci ha regalato un cielo incredibilmente azzurro anche se il freddo si è comunque fatto sentire sempre.
Il mio albergo era il Best Western Accademy Plaza sito all' inizio di O'Connel street all' angolo con Parnell Square, strada principale di Dublino. Inutile dirvi che era a due passi dai due Penneys Store (ecco il motivo delle tante paia di scarpe: se fosse stato lontano.....). Mi sono trovata molto bene: pulito, vicino ad ogni cosa e in ottima posizione.
Mi scuso se la qualità delle foto non è ottima ma io non sono una fotografa ne un' appassionata e possiedo una miserabile digitale fucsia!!

Vi lascio altra foto fatte in giro per la città, spero vi sia piaciuto il mio reportage.
Dublinamente vostra, Robi. 







P.S.: Se avete domande, non esitate a chiedere!

3 commenti:

  1. Mitica, meglio della Lonely Planet!

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  2. Bellissimo post l'ho letto davvero con piacere..Grazie

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  3. ma che bello *-* pure le foto, al contrario di ciò che pensi ( oltretutto io sono ciompissimo, quindi non mi scandalizzo)
    Dublino mi aveva affascinato con le foto di una collega che ci era stata. Mi affascinano tutti i paesi di quell'area appunto Irlanda Islanda e Inghilterra. Anche perchè amo i cieli plumbei

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