Visualizzazione post con etichetta Famiglia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Famiglia. Mostra tutti i post

venerdì 15 febbraio 2013

La sindrome dell' arto fantasma.


La sindrome dell'arto fantasma è la sensazione anomala di persistenza di un arto dopo la sua amputazione o dopo che questo sia diventato insensibile: il soggetto affetto da questa patologia ne avverte la posizione, accusa sensazioni moleste e spesso dolorose, talora addirittura di movimenti come se questo fosse ancora presente. Questa sensazione, assolutamente normale e che non rientra in nessun tipo di problema psichico, è la dimostrazione più evidente dell'esistenza dello schema corporeo, che persiste, nonostante dall'arto amputato non giungano ai impulsi nervosi ai centri corticali. (Fonte: Wikipedia)

Per me una rottura è essenzialmente questo.
Parliamone.  


L' abitudine, lo sappiamo bene, e lo dice pure Malika a Sanremo, è un bel posto dove crogiolarsi  Li il sole è sempre caldo. Le copertine sempre ben tirate a proteggerci le spalle. Le telefonate arrivano proprio nel momento in cui le aspettiamo e le brutte notizie, tendenzialmente, vengono affrontate a quattro mani. 
Questo è vivere in un rapporto che dura da tanto. Sembra facile, è vero. Sembra che tutto venga sminuito al mero ingegno di un ingegnere beffardo: bisogna pianificare e disegnare la struttura di questo microcosmo affinché nulla crolli. Ma può bastare la freddezza di un ingegnere a far tutto? No. 
Creare una routine dal nulla non è facile, non lo è proprio per niente. E' un lavoro costante. Bisogna avere gli ingredienti giusti: confidenza; complicità; affetto; pazienza; voglia... 
Ma, statene pur certi, che prima o poi arriva. Arriva sotto forma di messaggino del buongiorno. Arriva come il cinema il venerdì sera e la pizza con gli amici la domenica. Si presenta come i piedi freddi accucciati sotto il sedere di lui, quando sul divano si litiga per il telecomando. 
E, pian piano, ci si abitua ad avere qualcuno che ci cammina a fianco. Ci culliamo del fatto che c'è qualcuno che può sopperire alle nostre mancanze: io so cucinare, tu sai montare i mobili Ikea
Ci abbandoniamo alla tranquilla quotidianità dei piccoli gesti. 

Quando due persone si lasciano -qualunque siano i motivi; di chiunque sia la decisione- l' abitudine è la prima cosa che perdi. E non ci sono mezze misure. Non ci sono momenti di passaggio. Come un bimbo che abbandona il grembo materno, vieni catapultato in un mondo che, apparentemente, non è sicuro. Devi camminare da solo in mezzo a gente che con te non ha niente a che fare. Le tue spalle sono scoperte. Il tuo cellulare non suona più alle nove meno dieci di ogni mattino lavorativo. 
Ti senti sola mentre fissi le istruzioni in finlandese della cassettiera che hai davanti in pezzi e, per qualche istante, ti senti un po' come lei: un mucchio di viti e assi che sembra non si appartengano gli uni agli altri.
La persona che prima avevi accanto diviene il tuo arto amputato. Dove prima c' era la tua gamba adesso c'è un vuoto da colmare. 
Il tuo cuore sente ancora tutto; il tuo cervello percepisce ancora che puoi camminare ma, appena provi a metterti in piedi, cadi; scivoli nel disperato bisogno che tutto torni come prima. 

Ma, badate bene, non è un vuoto incolmabile. 
Anni ed anni di studi di ingegneri meccanici e biomedici ci hanno dato il beneficio di sperare ancora. 
Menti brillanti hanno creato protesi talmente simili ad arti reali che quasi non si nota più la differenza. 
Per due persone che si lasciano ci sono due medicine: il tempo e gli amici
sono questi gli ingredienti di una protesi perfetta per un cuore infranto. 
E mentre i giorni passano, i ricordi sbiadiscono e le abitudini si modificano plasmandosi al nostro nuovo aspetto, gli amici ci accompagnano: ci fanno da stampella e rimangono li finché il nostro corpo non si è abituato alla protesi. Sono le rotelle aggiuntive della nostra bicicletta fino a che non siamo pronti ad andare avanti da soli. 

Nessuno è mai morto per amore. 
Nessuno ne morirà mai. 

Robi.


Questo post è dedicato a Claudia che ha bisogno di una stampella e del tempo ma che ha tutte le carte in regola per poter correre ancora. Veloce come il vento. Felice come un bimbo la mattina di Natale. 



mercoledì 30 gennaio 2013

#MissingDubai



Sono le cinque del mattino di un pigro mercoledì di fine gennaio. Come ormai succede spesso, non riesco a dormire. Non ho una connessione decente da qualche ora perché quelli della Telecom hanno deciso che non me la merito. Hanno deciso che non è giusto che io possa cazzeggiare allegramente su internet ad una velocità decente. Hanno deciso che niente deve aiutarmi a passare queste ore di insonnia. 
Allora, in barba alle loro tirannie, ho messo su le cuffione da DJ (Che David Guetta #LevateProprio) e ho aperto un foglio bianco di word. Che mi prendesse un colpo se non lo facevo da un secolo. 
La verità è che ho perso le parole. Ho perso la concentrazione e, quando succede, non c’è potere che mi possa far battere le dita sulla tastiera. Ed è una sensazione di impotenza quasi dolorosa per una che delle chiacchiere ha fatto uno stile di vita.

lunedì 6 febbraio 2012

Tre giorni.

Tre giorni a Milano. 
Tre giorni durante i quali una città solitamente grigia si è piegata al candore di una spolverata di neve fresca, come granita dentro un succo di prugne.
Tre giorni in cui ho sentito freddo come mai in vita mia. Le temperature sono state così basse che in alcuni momenti credevo di perdere il naso congelato per strada. Ho desiderato il caldo che ti fa sudare anche i pensieri della mia Sicilia come un drogato in astinenza.
Tre giorni che volevo dedicare a del sano shopping. Lo sprint finale di una lunga maratona di saldi che però si è tradotto in un misero bottino: un maglione beidge a trecce strette di Tommy Hilfiger; uno scialle giallo ocra a motivi floreali di Zara e una t-shirt di Pinko un po' rock ma fin troppo adolescenziale.
Tre giorni in cui ho riscoperto la bellezza dello stare in famiglia. Le chiacchiere fra sorelle e il sabato sera tranquillo tra una tazza di cioccolata calda e una puntata di Hart of Dixie come non succedeva da secoli.
Tre giorni in cui ho imparato a guardare il cielo e scorgere minuscoli batuffoli di cotone gelato che si posavano leggeri sulle guglie del Duomo e sul velo dorato della Madonnina.
Tre giorni che sono passati veloci ma senza che il tempo mi mettesse fretta. Tutto era scandito dal pensiero di vacanza misto alla voglia di fare. Non abbiamo sprecato il nostro tempo senza che lui ci spingesse. Non avevo mai provato una sensazione tanto piacevole.
Tre giorni in cui ho visto un sacco di cose strane. Un giapponese bassino dall' aria allegra e gli occhi ridotti a due fessure che lasciava dondolare placidamente una Birkin arancio dai profili giallo fluo. Un cagnolino con un bomber di pelliccia di visone con tanto di cappello. Un uomo a maniche corte nel gelo della capitale del glamour.
Tre giorni durante i quali ho visto così tante persone con le scarpe del boscaiolo che sembrava di essere davvero in un bosco! Ed io che credevo… Comunque la parte alta dello stivaletto, dopo un giorno intero, mi ha dato un po’ fastidio: devo prenderci l’ abitudine prima di metterle un’ altra volta!
Tre giorni ricchi di sorrisi e di fotografie.
Tre giorni durante i quali ho scoperto un' ottima pizzeria a Milano. Pizza and Friends in via Baracchino, dietro il Duomo. Io ho preso un' insalata che si chiamava Glamour: questo deve dirvi tutto ma ho assaggiato la pizza da mio papà ed era davvero buona!
Tre giorni in cui ho lasciato che i miei occhi si posassero sulle vetrine dei posti in cui sono racchiusi i sogni di donna. I manichini erano fasciati da eleganti abiti leggeri a stampe floreali; i loro piedi senza dita incastrati in sandali dai colori accesi; le loro braccia scoperte e tese ti invitavano a raggiungerli anche se per te non è ancora momento di primavera.
Tre giorni durante i quali ho sentito una coppia di russi lamentarsi per il freddo di Milano. Ora, posso capire che mi lamento io, che vengo dalla Sicilia, ma voi? Insomma passate l’ inverno intero a meno venti!
Tre giorni in cui ho bevuto così tanta cioccolata calda con panna che nemmeno in tutta la mia vita. Ogni scusa era buona per rintanarsi in un bar e sfuggire al gelo di Milano.
Tre giorni in cui ho apprezzato il caos ordinato di Milano. Mi piace il modo in cui la città abbia tutto sotto controllo nonostante gli impegni e il tempo che corre.
Tre giorni che adesso sono un miscuglio sparso di fotogrammi e ricordi piacevoli.

Tregiornamente vostra, R.