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venerdì 13 aprile 2012

E' tutta una questione di Birkin.

E' vero. Ammetto con un moto di stizza che quella originale, con tanto di pacchetto arancione foderato di bianco, sarebbe decisamente meglio ma si dice che chi si accontenta gode. E allora perché non godere?
In principio fu Banana Taipei a creare, per tutte noi povere squinternate desiderose della borsa dei sogni, la versione low cost della Birkin di Hermés. Successivamente diversi brand hanno scopiazzato l' idea, creando una capiente shopping in tessuto che riportasse le fattezze della Birkin sui lati.
L' idea, da subito, mi è sembrata divertente: in un periodo in cui la crisi la fa da padrona, sbeffeggiare il simbolo per eccellenza di lusso e opulenza è quanto di più azzeccato.
Ovviamente, da brava compratrice di borse convulsiva quale sono, devo possederne una per appagare la mia sete. La scelta, tendenzialmente, è fra questi tre marchi. 

sabato 10 marzo 2012

Viviana, perdonami, ma proprio non ce l' ho fatta.

Se me lo dicevate subito che via Madonnina è a Brera, esattamente alle spalle del negozio Marc by Marc Jacobs, io evitavo di stamparmi cartine della zona; memorizzare fermate di metropolitane e colore delle linee; seguire il puntino blu -che indica la mia posizione sull' I-Phone- sulle mappe. Se me lo dicevate, io sapevo dove andare. Comunque, nessuno me l' ha detto e da Angela Caputi, in via Madonnina 11, ci sono arrivata come una scema con la stampata di una cartina in mano e l' I-phone nell' altra. Nella borsa, il portafogli conteneva cento euro in contanti (cifra destinata alla plastica non riciclabile. Di più, da Angela Caputi, sarebbe stato eccessivo) e l' eventuale carta di credito che non si sa mai che una sviene per qualcosa...
Entro nel piccolo negozio ed una commessa gentile che dovrebbe sostituire il mascara dato che il suo le lascia solo grumi sulle ciglia, mi indica l' espositore con i bracciali di Viviana Volpicella (l' ho googlata, per sicurezza, e così si chiama. Vol-pi-cel-LA).

lunedì 6 febbraio 2012

Tre giorni.

Tre giorni a Milano. 
Tre giorni durante i quali una città solitamente grigia si è piegata al candore di una spolverata di neve fresca, come granita dentro un succo di prugne.
Tre giorni in cui ho sentito freddo come mai in vita mia. Le temperature sono state così basse che in alcuni momenti credevo di perdere il naso congelato per strada. Ho desiderato il caldo che ti fa sudare anche i pensieri della mia Sicilia come un drogato in astinenza.
Tre giorni che volevo dedicare a del sano shopping. Lo sprint finale di una lunga maratona di saldi che però si è tradotto in un misero bottino: un maglione beidge a trecce strette di Tommy Hilfiger; uno scialle giallo ocra a motivi floreali di Zara e una t-shirt di Pinko un po' rock ma fin troppo adolescenziale.
Tre giorni in cui ho riscoperto la bellezza dello stare in famiglia. Le chiacchiere fra sorelle e il sabato sera tranquillo tra una tazza di cioccolata calda e una puntata di Hart of Dixie come non succedeva da secoli.
Tre giorni in cui ho imparato a guardare il cielo e scorgere minuscoli batuffoli di cotone gelato che si posavano leggeri sulle guglie del Duomo e sul velo dorato della Madonnina.
Tre giorni che sono passati veloci ma senza che il tempo mi mettesse fretta. Tutto era scandito dal pensiero di vacanza misto alla voglia di fare. Non abbiamo sprecato il nostro tempo senza che lui ci spingesse. Non avevo mai provato una sensazione tanto piacevole.
Tre giorni in cui ho visto un sacco di cose strane. Un giapponese bassino dall' aria allegra e gli occhi ridotti a due fessure che lasciava dondolare placidamente una Birkin arancio dai profili giallo fluo. Un cagnolino con un bomber di pelliccia di visone con tanto di cappello. Un uomo a maniche corte nel gelo della capitale del glamour.
Tre giorni durante i quali ho visto così tante persone con le scarpe del boscaiolo che sembrava di essere davvero in un bosco! Ed io che credevo… Comunque la parte alta dello stivaletto, dopo un giorno intero, mi ha dato un po’ fastidio: devo prenderci l’ abitudine prima di metterle un’ altra volta!
Tre giorni ricchi di sorrisi e di fotografie.
Tre giorni durante i quali ho scoperto un' ottima pizzeria a Milano. Pizza and Friends in via Baracchino, dietro il Duomo. Io ho preso un' insalata che si chiamava Glamour: questo deve dirvi tutto ma ho assaggiato la pizza da mio papà ed era davvero buona!
Tre giorni in cui ho lasciato che i miei occhi si posassero sulle vetrine dei posti in cui sono racchiusi i sogni di donna. I manichini erano fasciati da eleganti abiti leggeri a stampe floreali; i loro piedi senza dita incastrati in sandali dai colori accesi; le loro braccia scoperte e tese ti invitavano a raggiungerli anche se per te non è ancora momento di primavera.
Tre giorni durante i quali ho sentito una coppia di russi lamentarsi per il freddo di Milano. Ora, posso capire che mi lamento io, che vengo dalla Sicilia, ma voi? Insomma passate l’ inverno intero a meno venti!
Tre giorni in cui ho bevuto così tanta cioccolata calda con panna che nemmeno in tutta la mia vita. Ogni scusa era buona per rintanarsi in un bar e sfuggire al gelo di Milano.
Tre giorni in cui ho apprezzato il caos ordinato di Milano. Mi piace il modo in cui la città abbia tutto sotto controllo nonostante gli impegni e il tempo che corre.
Tre giorni che adesso sono un miscuglio sparso di fotogrammi e ricordi piacevoli.

Tregiornamente vostra, R.

mercoledì 26 ottobre 2011

Il NON-SHOPPING all' ombra del Duomo di Milano.


Quando non puoi comprare vestiti...
...COMPRI STRONZATE! 

Sono stata a Milano meno di ventiquattrore. Meno di un giorno intero. Meno del tempo di andare e tornare da Los Angeles. E, complice il fatto che non posso comprare vestiti, ho speso i miei soldi in cose che rasentano l' inutilità o -perlomeno- non sono di primaria importanza.