domenica 9 settembre 2012

Cosa è successo dopo?



Dopo la rottura:

-Mi sono tagliata e colorata i capelli
Immagino che questo sia un passo obbligatorio. Non ho ancora deciso se questo biondo scuro/nocciola sia il colore definitivo ma il cambiamento fa bene. Avete visto?

-Ho programmato viaggi. 
Ho in cantiere una visitina alla mia adorata coinquilina del primo anno di università che abita fuori Napoli, città che tra l' altro non ho mai visto, e una entusiasmante crociera nel Mar Rosso, che tocca città come Gerusalemme e Petra che ho sempre desiderato vedere, con la mia migliore amica. 

-Ho tinto le unghie di rosso.
Sembra una sciocchezza ma bisogna contornarsi di colori positivi. E il rosso è sicurametne uno di quelli. 

-Ho perso altri tre kg
Che, sommati ai precedenti, siamo già a meno 11,5 da quando ho iniziato la dieta. Perdere peso mi fa acquistare sicurezza e quando si è sicuri di se stessi si è più belli. 

-Ho maturato certezze. 
So che cinque anni sono difficili da dimenticare ma sono arrivata alla conclusione che tornare indietro, per quanto possa o meno valerne la pena, non è una soluzione accettabile. La cosa che mi spaventa di più è il pensiero che tutto questo possa accadere ancora. I giorni d' incertezza nell' attesa di un segno che ci fosse ancora speranza e le notti insonni fatte di congetture e brutti pensieri. Il peso schiacciante sul cuore e quei momenti di sconforto fatti di lacrime a diluvio. 
Avrei bisogno di certezze e stabilità e sono certa che alla fine mi odierei per le richieste assurde che la mancanza di fiducia mi porterebbe a fare. Per quanto l' amore in una coppia sia essenziale, c'è tutto un contorno di cui devo tenere conto. C'è un angolino nel mio cuore che spera di poterci riuscire ma la verità è che bisogna essere realisti e, sopratutto, onesti con se stessi: se in queste settimane lui non ha sentito il bisogno impellente di dimostrarmi che, nonostante il momento fosse difficile e di confusione, mi ama e che mi vuole non vedo una luce alla fine di questo tunnel. 

-Ho ripreso ad uscire.
In quel modo che non facevo da anni ed anni. In quel modo spenzierato senza l' orologio al polso e una meta prefissata. Ho ascoltato musica mentre la strada mi scorreva sotto i piedi e ho assecondato i miei desideri senza riflettere. Mi sono sentita libera e, giorno dopo giorno, la ferita bruciava di meno. Per quanto tutto fosse doloroso come spade nel torace, ho ripreso a respirare. E, credetemi, l' aria è fondamentale per sopravvivere. 
Adesso piango di meno. A poco a poco non piangerò più e, poi, quando il momento sarà esattamente quello giusto, sorriderò di nuovo a qualcun altro. 

-I segni sulla pelle fanno ancora male. 
Ma ne sto uscendo. Il segno bianco sulla mano abbronzatissima della vera che tenevo all' anulare sinistro, pegno del suo amore, è ancora definito e ben visibile. Ligabue diceva che non è la botta a fare male quanto il livido e vedermi il dito spoglio dopo tanti anni mi provoca sempre uno strano senso di soffocamento. L' ho sostituito con un altro anello nell' attesa che il segno sparisca e faccia meno male. 

P.S. Io non so davvero come ringraziare ognuno di voi. Le vostre parole, le vostre confidenze, il vostro dimostrarmi di essere vicino sono stati meravigliosi. I vostri commenti e le numerose mails che mi avete inviato mi hanno commosso come non mi succedeva da anni. Per quanto scorprirmi e mostrarmi fragile è stato un passo difficile, non sono pentita di avervi raccontato quello che mi è successo.

Con affetto, Robi

lunedì 3 settembre 2012

In bianco e nero: cose che Robi non avrebbe detto mai.

Non sono solita esternare quello che mi succede. Sono una persona fondamentalmente molto riservata. Mi piace marcare il territorio e alzare muri intorno al mio spazio. Detesto mostrarmi fragile, con il volto rigato di lacrime. Mi piace scrivere la mia storia senza dare la possibilità di leggerla. Ma quando ho deciso di aprire questo blog ho acconsentito anche a chi non fa parte del mio gregge recintato di sapere qualcosa di me. Di sapere cosa penso. Cosa voglio. Cosa sogno. Ma, a quanto pare, bisogna essere onesti per essere rispettati ed è per questo che voglio esserlo con voi. Con tutti voi ma sopratutto con chiunque abbia voglia di sapere. Perché la vita, purtroppo, non è fatta solo di borsette firmate e viaggi intorno al mondo. Non è fatta solo di chiacchiere con le amiche scoprendo questo o quell' aneddoto. Non è fatta di solo shopping. 

Non è solo rosa. 
La maggior parte del tempo è color merda

Se non ve ne sbatte una minchia non è che mi offendo, eh. 

mercoledì 29 agosto 2012

One way or another. Chapter 5




'L' ho trovato davanti il portone della villetta al mare' confesso. 
Il sole è sorto da un' ora circa e dalle persiane, leggermente aperte, si riversano raggi timidi sul pavimento di legno scuro. Le pareti bianche sono illuminate dai bagliori. 
L' arredamento è minimal, come piace a me. Non ci sono fronzoli ne suppellettili. Un armadio quattro stagioni dello stesso legno del pavimento alla destra del letto e una toletta della fine del secolo scorso dall' altra parte. E' ancora un po' impersonale ma conto di dargli un mio tocco quando mi trasferirò qui definitivamente. Magari comprerò delle stampe in bianco e nero o appenderò delle foto d' autore. 
Se non fosse per le quattro foto appese accanto la porta potrebbe tranquillamente essere la camera da letto di chiunque. Due, scattate a Central Park quando ci siamo messi insieme, sono incorniciate da un sottile bordo di legno chiaro. La terza l' abbiamo scattata alle Maldive, nel giorno del nostro terzo anniversario. La spiaggia, il mare cristallino e la sabbia lattiginosa, fa da sfondo a due sorrisi divertiti. L' ultima è senza cornice: sono passati solo pochi mesi e risale alla sera della proposta di matrimonio. Ritrae le nostre mani incrociate sull' anello di fidanzamento, in bianco e nero scattata con il cellulare.  
Aspetto che Giorgio mi dia un segno di vita per continuare a raccontare della sera prima. 
'Come faceva a sapere che eri li?' chiede lui. Il suo respiro mi colpisce sulla schiena, mi abbraccia più forte, il suo polso si frappone fra i miei seni e con le lunghe dita mi accarezza il collo bagnaticcio. Fa caldo, un caldo umido e quasi doloroso che ti toglie le energie. E, nonostante il caldo, lui stringe più forte. Capisco che non si aspettava di dover affrontare questa conversazione. Non si aspettava che Ettore ritornasse a forza nei nostri discorsi meno di quattro mesi prima del matrimonio. 

domenica 26 agosto 2012

Il fidanzato perfetto non esiste, cretine.




Il fidanzato perfetto è quello che ti ama. In quel modo che solo quando il cuore batte e i polmoni respirano all' unisono succede. 
Il fidanzato perfetto è quello che si accerta che tu sia arrivata a casa sana e salva. Ed è ancora più perfetto se a casa ti ci porta lui. 
Il fidanzato perfetto è quello che si ricorda il giorno del vostro primo bacio, della vostra prima volta... 
Il fidanzato perfetto è quello che ti fa i regali con il cuore e non con il portafogli. E' quello che si ricorda di quella collana fatta di conchiglie e perline che avete visto al mercatino in riva al mare e te la regala per l' anniversario. 
Il fidanzato perfetto è quello che ti tocca. Che ti tocca sul collo e sulle labbra; che ti accarezza con due dita con la dolcezza che si riserva ai bambini e la malizia che si concede agli amanti. 
Il fidanzato perfetto è quello che sa dove ti trovi. Lo sa e gli va bene perché va bene a te. 
Il fidanzato perfetto è quello che ti aiuta a scendere le scale quando hai ai piedi una di quelle trappole mortali chiamate scarpe con il tacco
Il fidanzato perfetto è quello che ti prende la mano e la tiene sotto la sua sulla leva del cambio mentre guida.
Il fidanzato perfetto è quello che ti lascia guidare nonostante tu abbia preso la patente con i punti della cioccolata. 
Il fidanzato perfetto è quello seduto accanto a te al cinema a vedere Twilight per la seconda volta sorridendo di te che guardi i vampiri beata. 
Il fidanzato perfetto è quello che guarda le partite costringendoti a stare accanto a lui. Perché gli piace il calcio, Cristo se gli piace, ma gli piace con te. 
Il fidanzato perfetto non è quello che ti asciuga le lacrime ma è quello che non te le fa versare. Perché lui sa che nessuno, nemmeno lui stesso, le merita. 
Il fidanzato perfetto è quello che stona Hey Soul Sister mentre ti sorride. 
Il fidanzato perfetto è quello che balla con te mentre la musica è finita. Quando la pista inizia a svuotarsi, sulle note della canzone del vostro cuore, che solo voi due potete sentire. 
Il fidanzato perfetto non è quello che ti regala le rose ma è quello che te le pianta in giardino e aspetta accanto a te che crescano. Per tutto il tempo che serve.
Il fidanzato perfetto è quello che ti dice che sei bella in quei giorni in cui tu assomigli a Valeria Marini.
Il fidanzato perfetto è quello che sta sul tuo stesso piano. Non è più importante o più ricco o più bello. E' quello che ti ama allo stesso modo in cui l' ami tu. Se sei fortunata, ti ama di più.
Il fidanzato perfetto è quello che viene da te, dopo una lite furibonda in cui tu hai torto marcio, solo perché non importa chi sia la vittima e chi il carnefice. Per lui l' importante siete voi. Insieme.
Il fidanzato perfetto è quello che capisce quando te la stai facendo sotto dalla paura senza che tu dica una parola. E in quel momento ti stringe la mano più forte. E tu stai meglio.
Il fidanzato perfetto è quello che è vicino a te anche quando non lo è fisicamente.
Il fidanzato perfetto è quello che ti risponde nel mezzo della notte solo per sentirsi raccontare l' incubo in cui il professore del prossimo esame ti sta accoltellando per aver sbagliato la risposta. 

Ora, e ve lo dico con estremo rammarico, quest' uomo non esiste. Non l' hanno ancora inventato. Nei momenti più rosei della nostra vita ci convinceremo del fatto di averlo trovato. Spunteremo tutte le voci di questa lista con orgoglio quasi patetico. Poi, arriverà un giorno in cui quel sorriso bello come il sole si trasformerà in pioggia e bam... Si rompono le dighe. 
Il fidanzato perfetto non esiste. Le coppie perfette non esistono.
Esistono persone che sanno stare insieme nonostante tutto. Vi pare poco?
Banane che non siete altro, trovare qualcuno che sta con te nonostante tutto è la più grande delle fortune.
Ma ricordate una cosa fondamentale: non c'è nessuno più importante di voi stessi. Non scendete a compromessi con voi stessi solo per tenervi qualcuno perché sarebbe la stupidaggine più stupida che potreste fare. Stare insieme e soffrire per tutto il tempo vi farà guadagnare il Paradiso alla sezione 'Martiri' ma vi farà anche vivere di merda. E, contenti voi...... 

Robi 




giovedì 23 agosto 2012

Settembre? Di già?



Li vedo già, con le ditine frementi sul pulsante di share, tutti pronti a condividere 'Wake me up when september ends'. Ma, un momento, io non voglio nemmeno che cominci, come fate a pretendere addirittura che finisca?
Non che l' estate non mi abbia già stancato, che sia chiaro, anzi. Sono stufa di tutte 'ste botte di caldo dai nomi più improbabili che quelli di Studio Aperto ci sguazzano come i turisti cinesi nella fontana a Piazza di Spagna. Sono stufa delle goccioline di sudore che ti macchiano le maglie color pesca facendoti somigliare ad un Dalmata alla frutta. Sono stanca del fatto che manchino quasi cinquanta giorni alla nuova stagione di The Vampire Diaries; manco Gesù Cristo è dovuto stare tanto senza mangiare e bere nel deserto e il Ramadan dura ben di meno. Sono arcistufa di non poter arrivare nemmeno al garage che già i miei capelli non solo hanno perso la piega, diligentemente fatta buttando sudore come se non ci fosse un domani sotto i fumi di phon e piasta, ma hanno pure assunto la consistenza e la morbidezza della paglia. E mi sono rotta di depilarmi le gambe e, che Dio ci aiuti, l' inguine. Mi sono proprio rotta. Voglio tornare barbona, lo pretendo.
In compenso, tanto per farci del male, Pretty Little Liars è in pieno svolgimento. Credibile come il mio compagno del liceo bruttino che interpreta Christian Grey nel rifacimento cinematografico di 50 Sfumature di Grigio. Uguale uguale, proprio. Minchia, ma 'ste stronze perché non chiamano la polizia? Perché?
Vabbé, cambiamo argomento, che se no mi vengono i cinque minuti e poi non è bello.
I miei genitori sono tornati lunedì e domani partono. Non mi hanno portato un bel niente adducendo la scusa che tanto ho la carta di credito e posso tranquillamente comprarmi ciò che desidero ma che devo essere ponderata perché adesso la benzina costa più di due euro e sono cazzi. Stavo meditando di uscire e comprarmi un cavallo. Unirebbe capre e cavoli. Il fieno, dite, costa meno della benzina?
Dobbiamo rifletterci su queste questioni di questionabile importanza. Dobbiamo proprio perché, a quanto pare, facciamo parte del mondo delle genti adulte. E' come se fosse arrivato il Settembre della nostra gioventù. La fine. E allora che facciamo? Non ci andiamo più da H&M? No. O, perlomeno, ci andiamo ma non compriamo più nulla che se no Mario Monti dice che siamo ricchi e la benzina ce la fa pagare direttamente in organi interni e frattaglie varie. Woooo, che schifo! Da Zara non consideriamo nemmeno di passarci che, come ha ben detto e sottolineato la brava Claudia in questo post, si sono montati la capa. Che poi, in Spagna, come ho ben potuto constatare quest' estate, mica costa così tanto. E pensare che avevo visto una camicetta militare che mi piace un sacchissimo. Ma no! Non preoccuparti Mario Monti, che non glieli do 49,99 euri. Aspetterò i saldi. Aspetterò di tornare in Spagna. Magari me la regalo per Natale? Eh, come dici, Mario Monti? Per Natale la benzina sarà già alla soglia dei tre euro? Eccheccazzo! Tu sai proprio come rendere depressa una donna. Adesso mi spiego perché tua moglie assomiglia a Maga Magò e tua figlia viene utilizzata nei campi di frumento come spaventapasseri!
Comunque, torniamo al succo del nostro discorso: Settembre. Per me, il mese di Settembre, è come capodanno. A Dicembre mica finisce qualcosa. A Settembre tutto cambia. Cambiano i vestiti, cambia il clima, cambia il colore della nostra pelle che torna color latticino, cambia il palinsesto della CW Tv, torna Barbara D' Urso. Tra Dicembre e Gennaio che minchia cambia? Nulla.
Settembre è un punto di inizio e io non ci posso pensare che ho meno di una settimana per iniziare un altro anno. Non è poi nemmeno questo: non è che non ci voglio pensare, io non ce la faccio proprio. Lo sottolineo che poi non capite quanto è grave la situazione.
Quasi quasi pure io mi addormento e mi risveglio quando è finito settembre. Ora punto la sveglia.
Non ce la faccio proprio ad affrontare Settembre.
Vedi tu, che i Green Day avevano ragione. 

Settembramente vostra, Robi

P.S. Chi di voi, giovani menti della blogosfera sarà in giro in quel di Milano per la VFNO?
Io sto meditando di fare un salto ma il fatto che accada in Settembre mi turba. 

lunedì 20 agosto 2012

One way or another. Chapter 4



Giorgio mi lascia sfogare per qualche minuto poi rompe i miei sussulti.
'Entriamo in casa, ok?' chiede dolce. Non mi lascia nemmeno un secondo e lo ringrazio silenziosamente per tutto. Le mi gambe sono molli come gelatina e non sono certa di poter deambulare. Le sue mani sono intorno alla mia vita e sulla mia schiena, mi sorreggono. Sono li, dov' erano quelle di Ettore un momento fa. Mi sento sporca e questa sensazione mi fa singhiozzare di nuovo. 
'Elena, calmati, per favore' mi sussurra lui. E' fermo e padrone della situazione. Mi ha già visto in questo stato, eccome se mi ha visto. E mi ha salvato. Come un principe azzurro su un cavallo bianco che riesce a salvare la principessa rinchiusa sulla torre. Come un pompiere che salva la ragazza dalle fiamme. Come un medico che salva una vita, lui aveva salvato la mia.
Mi ha salvata da un deterioramento interiore lento e inesorabile. Ogni giorno, dopo la rottura con Ettore, una parte di me si perdeva in quel limbo di dolore e disperazione. Ogni giorno, da quando Giorgio è entrato nella mia vita, ho ricostruito me stessa. 

martedì 14 agosto 2012

Giusto un saluto veloce.

Sono tornata in città per qualche ora. Avevo bisogno di un momento di civiltà, della connessione wi.fi di casa che è veloce e rassicurante, della mia tv enorme con MySky per registrare un centinaio di film che mi perderò in questi giorni... Avevo bisogno della tecnologia. Volevo aggiornarmi sulle novità, volevo vedere cosa era successo nel mondo nell' ultimo mese. Avevo bisogno di roba pulita e di una valigia più grande.
Avevo bisogno di casa mia.
Volevo vedere la Season Finale di Jane By Design e dovevo pubblicare il nuovo capitolo della RobiFiction che, personalmente, sto adorando. (Qui, al solito, trovate tutti i capitoli già usciti. E anche tutti quelli di 45 giorni a Vogue di cui, vi confesso, ho iniziato un seguito ma che poi ho lasciato in un angolino)
Volevo leggere un po' dei post che mi sono persa in questo lungo periodo di ferie a zonzo.
Qualora ve lo stesse chiedendo, questa sera non farò una beneamata cippa. Credo di odiare il Ferragosto quasi quanto il Capodanno. Rabbrividisco all' idea barbara di passare un' intera notte in spiaggia perdendo i sensi stordita dall' alcool e credo, con un cenno di rammarico, di non averne più nemmeno l' età.
Domani mattina presto partirò per una ridente località di mare che si chiama Santo Stefano di Camastra, in cui si trova la mia migliore amica che non vedo da settimane. Troppe settimane. Starò con lei un paio di giorni prima di tornare alla realtà. Quella vera, stavolta. E si perché, da quando sono tornata dal mio viaggio a zonzo tra Francia e Spagna, non è che abbia concluso granché. Ho passato le mie giornate pressoché dormendo. Credo di non aver perso nemmeno un grammo durante queste ferie ma la cosa consolante è che credo anche di non averne presi in più. Fra meno di tre settimane ho il controllo dalla dietologa e se mi trova ingrassata si metterà a gridare in aramaico e molto probabilmente vomiterà verde per il disgusto come la bambina dell' Esorcista. E' un tantino grassofobica, la mia dietologa. Stasera mangerò solo anguria, lo giuro.
Mi sono tagliata i capelli. L' avete visto su Instagram? No? E niente.
Li volevo più corti ma la parrucchiera mi ha detto di pensarci ancora un po'. E' saggia lei.
Ho dovuto farlo perché li avevo davvero rovinati. Tra il sole, il mare, il sale, le continue asciugature e il colore e i colpi di sole, avevano bisogno di un taglio netto. Sono contenta, eh... Solo che li volevo più corti.
Mentre vi scrivo questo post, Ridge sta girando la sua ultima puntata di Beautiful. Dovrebbe essere dichiarato giorno di lutto. Solo che questo è riuscito a sopravvivere agli alieni, alle sparatorie e pure al forno crematorio. Come diavolo faranno ad ammazzarlo, una volta e per tutte?
Che altro? Ah si, mi sono ravanata, come le donne di mezzo mondo, la saga di 50 Sfumature. M'è piaciuta, ve lo dico. E non lasciatevi infinocchiare da quello che dicono alla tv che non è solo sesso violento e sculacciate. Suvvia.... 

Basta. 

A presto. Si spera.

Robi 

One way or another. Chapter 3



Che cosa dovrei fare? Scendere dalla macchina e chiedergli per quale diamine di motivo si trova di fronte il portone di casa mia in piena notte? Oppure potrei ingranare la prima, metterlo sotto e poi scappare. Dite che la vernice bianca della macchina potrebbe rimanere su di lui? Certo che, se un qualunque giudice sapesse le pene dell' inferno che mi ha fatto provare, mi assolverebbe immediatamente. 
Spengo il motore della macchina, lasciando i fari accesi puntati su Ettore. Raccolgo lo strascico del vestito che adesso, senza le scarpe altissime, mi arriva sotto i piedi e scendo dall' auto. 
'Hai bisogno di qualcosa?' chiedo sprezzante. Il mio tono è sorprendentemente freddo e distaccato nonostante, dentro di me, si stia consumando una corrida bollente e sanguinolenta a causa dei ricordi. 
'Ho bisogno di sapere perché ti sposi' dice lui asciutto. Si sposta su un piede per evitare che i fari della macchina lo accechino. La sua voce è calda e carezzevole, esattamente come la ricordavo.

lunedì 6 agosto 2012

One way o another. Chapter 2



'Vanno bene così?' mi chiede il parrucchiere che sta acconciando i miei lunghi capelli castani. Alzo per un momento lo sguardo sulla mia immagine riflessa e mi meraviglio sensibilmente di quanto possa essere miracolosa la mano esperta di un buon parrucchiere. 
I lunghi capelli castani mi ricadono i morbidi riccioli, spettinati ad arte, sulle scapole. Un ciuffo di capelli, un po' troppo vaporoso per i miei gusti, mi incornicia la fronte facendomi assomigliare a Farrah Fawcett. Nonostante la pelle del mio viso gridi ancora vendetta e la mia espressione è, come sempre, stralunata; il risultato è più che buono. 
'Sono perfetti, grazie' rispondo cordiale. La visione di una me riveduta e corretta mi dona un po' del buon umore che ho perso a causa della recente puntata di Carramba che sorpresa che si è consumata nel supermercato vicino casa. 

lunedì 30 luglio 2012

One way or another. Chapter 1




La casa al mare è un disastro. Le imposte non vengono aperte da quasi un anno. Le persiane scricchiolano indolensite dallo spesso strato di salsedine che si è depositato su di loro durante l' inverno. La vernice verde è leggermente scrostrata; il pittore dovrebbe venire entro la fine della settimana per dargli una passata di colore prima dell' arrivo dei miei genitori.
Tiro la pesante maniglia della porta finestra sul balcone principale, nel salone, e spingo forte in fuori. Un po' di polvere mi cade sulla testa. Raccolgo i capelli in una crocchia spettinata e inspiro. Una nuova estate. Giugno ci ha salutato da pochi giorni ma l' aria è già torrida, bollente. 
Solitamente in questo periodo, io e la mia famiglia abbiamo già finito il trascolo ma quest' anno, a causa degli esami di maturità di mio fratello minore, abbiamo rimandato di qualche settimana. Mio fratello Filippo partirà per il viaggio della maturità fra qualche giorno e non arriverà prima della fine di luglio; i miei genitori hanno così tanti impegni mondani in città che difficilmente si faranno vedere almeno per qualche altra settimana.

venerdì 13 luglio 2012

Mi sono persa.


Robi, oh Robi, dove sei finita?
Perché non scrivi più? 
Perché non interagisci più con il popolo della rete?


Mi sono trasferita al mare. 
La semplice spiegazione alla mia prematura scomparsa è essenzialmente questa.
E' pur vero che mi tengo aggiornata con l' i-phone ma dopo un po' i bulbi oculari cominciano a vorticarmi come gli ormoni in periodo premestruale e quindi abbandono tutto. E, tra l' altro, mi incazzo.
Lo sapevo che mi dovevo comprare l' I-pad. O, più semplicemente potrei accendere il pc e collegarmi con la chiavetta ma con i 45° all' ombra che aggradano le mie giornate ogni minimo sforzo diventa disumano.
L' unico sforzo che faccio volentieri è quello di sollevare il telecomando del condizionatore; puntarlo verso l' apparecchio e premere il tasto d' accensione. A casa mia al mare ci vuole il maglioncino.
Mi sono messa a dieta. 
Seriamente intendo.
Sono andata da una dietologa molto brava che però, poveraccia, è grassofobica. Ha guardato con disgusto i miei rotolini trabordanti un po' qui e un po' li e mi ha messo a regime. Era l' unica cosa da fare. Stavo ingrassando come se non ci fosse un domani e prima di dover ricorrere ad Extreme Makeover Diet Edition (no, vabbé.... Ma l' avete mai visto 'sto programma? Ma che figata è?) sono corsa ai ripari. Ieri ho avuto il mio primo controllo: cinque chili virgola duecento grammi si sono andati a fare benedire più una manciata di centimetri qui e li che non vi sto ad elencare. E' inutile dirvi che sono felice come una Pasqua. Spero che la costanza non mi abbandoni!
Vado addirittura a correre tutte le sere. Molto probabilmente la fine del mondo è più vicina di quanto non si creda, altrimenti certi miracoli non si spiegherebbero.
Sto per partire. 
Il tour della Spagna che il mio ragazzo ha organizzato è a dir poco disumano.
In soli sette giorni toccherò le seguenti città: Elche, Alicante, Valencia, Castellon de La Plana, Barcellona. Il tutto ad una temperatura costante di 55° gradi all' ombra. Non oso immaginare quanto caldo faccia al sole.
Poi andrò in Francia, come al solito, e cercherò di riprendermi dalla vacanza. Roba da matti.
La cosa che mi turba di più è il pensiero che dovrò attraversare due nazioni con il solo supporto di un misero bagaglio a mano. Senza contare lo shopping fuori dal normale che farò a Barcellona (Primark.... Zara....) in tempo di saldi. Molto probabilmente mi metterò tutto addosso e via.....

Sono cominciati i saldi. 
Io ho comprato una serie di maglioni, camicie, giacche, blazer, vestitini di lana... come se il mio trasferimento in Antartide fosse ormai imminente. Invece vivo, e ci vivrò molto probabilmente ancora per un bel po', in Sicilia e qui fa caldo. Cristo se fa caldo.
Ah, per chi fosse interessato sono finalmente entrata in possesso di quella bella maglia di Intimissimi che desideravo e l' ho presa con il 30% di sconto. Non ho aspettato nemmeno il 50%: la desideravo!!

Ho ripreso a scrivere.
Ho cominciato 45 Giorni a Vogue per distrarmi dalla storia che sto scrivendo da ormai due anni e qualcosa. Era arrivato il momento di riprendere in mano quelle pagine, quelle parole. Era giusto che gli dessi le attenzioni che meritano dopo quasi un anno di silenzio. E, sopratutto, era giunto il momento di scrivere il capitolo della fine. Sono ancora in mezzo ad una strada (causa ventordici esami) ma spero di potervelo fare leggere prima o poi. 


Essenzialmente sono questi i motivi per i quali non scrivo più.... Ma giuro che tornerò.
Magari può sembrarvi una minaccia ma il fatto è che mi mancate, davvero.

Buone vacanze a tutti
E, comunque, ci sentiamo sempre su Facebook e su Twitter e su Instagram!!!
Robi

venerdì 29 giugno 2012

Questo non è il set di Fast and Furios.


Ed io non sono Toretto. 
Si, spiegatelo a quelli che hanno avuto la sfortuna di incrociarmi per strada questa mattina.
Avevo l' appuntamento per il gel alle mani alle nove.
Mia sorella Renata doveva affrontare la prova orale del suo esame di Maturità.
Non me la sarei persa per nulla al mondo.
Credetemi

Mia sorella era la terza e la sua scuola è posizionata al centro esatto di Catania. Avete presente quel punto esatto in cui converge tutto il traffico del mondo? Dell' universo addirittura. Sono sicura che anche le navicelle spaziali e E.T. intasano quelle strade.

Io mi sono sempre chiesta chi fosse il genio che aveva deciso di posizionare una scuola da 
milleseicento iscritti l' anno al centro della città. Genio, proprio. 

mercoledì 20 giugno 2012

Nessuno deve scegliere per me.

Oggi volevo scrivere. Un sacco di cose. Ma tipo, un sacchissimo. Un saccone grande quanto quello di Babbo Natale quando non c'è la crisi e Mario Monti che rompe er cazzo con lo spread, che mica l' ho ancora capito che cosa è. Maledettissima ignoranza.
Volevo scrivervi che mia sorella ha fatto la Maturità. Che poi, maturità en par de ciuffoli. Ministro Profumo, nemmeno la Gelmini sarebbe riuscita a scegliere temi più facili. Nemmeno Chiara Ferragni, che ha studiato (o studia ancora, non so) alla stessa facoltà di Mario Monti.
I giovani e la crisi? Ma che è?
Se ci metteva il tema sulle corna di Emma mi risultava meno scontato, mi creda Profumo. Che poi, che profumo? Io sto usando il Miss Dior Cherie, lei?
Comunque, se volevate saperlo, mia sorella ha scelto questo sulla crisi. Io avrei scelto quello su quanto fa schifo avere vent' anni al giorno d' oggi. Per scriverci cosa, poi... Che si stava meglio quando si stava peggio? E c'è bisogno che ve lo scrivo io? Non c' arrivate da soli? Me cojoni. 
L' ultima cosa, Ministro Profumato che non è altro, la mia amica Sofia chiede se gentilmente potreste darle uno schifo di stipendio, anche 50 euro tanto per dire che c'è, durante la sua specializzazione in fisica medica. Si rompe il cavolo a lavorare dieci ore al giorno senza vedere il becco di un euro per i prossimi quattro anni. E anche i suoi non sono tanto contenti, mi creda. Veda che può fare. 

Volevo anche scrivere che Pretty Little Liars sta perdendo di credibilità. Sempre che ne abbia mai avuta, effettivamente. Succedono cose strane. Cose talmente strane che se arrivasse un vampiro in città non mi stupirei più di tanto. Cose talmente fuori dall' ordinario che se scoprissi che Mona è un trans venuto male non ci rimarrei secca. Cose talmente astruse che se Ezra si facesse la mamma di Aria (che magari è ancora una strega, chi lo sa) non aprirei la bocca stupita.
Ma 'ste quattro stronze non si meritano un attimo di pace?
Perché non chiedono aiuto?
Perché non chiamano il Telefono Azzurro o quello Rosa?
Perché indossano cappelini di lana grossa se poi girano scollate come se stessero girando uno spot per una nuova marca di solare in California? 

Ho comprato due nuove cassettiere all' Ikea e portarle a casa è stato terribile. Pesano quanto un bue dopo il pranzo di Natale e io avevo indosso una camicetta di H&M di un tessuto misto poliestere e cellofan. Mi si è letteralmente incollata addosso. Letteralmente. Al di sotto dello strato plastificato della camicetta rivoli di sudore hanno pervaso ogni antro ed ogni anfratto. Un caldo che non vi dico. Ho supplicato il mio amorevole fidanzato di venirmele a montare stasera stessa ma lui ha detto che lo farà venerdì. Perché venerdì? Perché proprio venerdì? Non è dato saperlo. Quindi, adesso, oltre all' usuale casino in stile c'è stata una rapina ed hanno messo tutto a soqquadro, ci sono anche due enormi e pesantissime scatole in mezzo alla stanza. Fino a venerdì. Un venerdì non ben specificato, tra l' altro.

Ma la cosa più importante che è successa oggi è che nessuno ha toccato, modificato o abolito la legge 194 in merito all' interruzione volontaria di gravidanza.
La corte costituzionale si è trovata oggi a decidere in merito ad un ricorso proposto da un giudice di Spoleto, presentato lo scorso gennaio, in cui si chiedeva una modifica dell' articolo 4.
L’articolo stabilisce che può abortire entro i primi novanta giorni, “la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito” può rivolgersi a un consultorio”.
In questo articolo non si menziona ne si stabilisce quale sia l' età minima in cui una donna può decidere per se e questo è stato l' oggetto della discussione.
Noi viviamo in un paese che impedisce a chi vuol essere mamma di diventarlo con leggi e intimidazioni e restrizioni sulle fecondazioni assistita e sull' inseminazione artificiale e, cosa ai limiti dell' umana comprensione, viviamo un uno stramaledetto paese che vorrebbe obbligare a diventare mamma chi, invece, non ne vuol sapere proprio.
Ancora oggi, dopo trentaquattro anni dall' approvazione della 194, dobbiamo vederla messa in discussione per gli isterismi uterini di qualche sciocca donnina che anziché pensare ai propri diritti si affida alle volontà di una religione, di un uomo, di un padre o di una società.
Io sono una donna, un corpo, un cervello, un essere umano, un tassello della società, e nessuno può e deve decidere se i miei diritti sono uguali, maggiori o minori di un feto. Nessuno.
Mi piacerebbe che nessuno mettesse più in discussione questo diritto concesso alle donne.
Mi piacerebbe poter scegliere del mio corpo, del mio futuro e della mia vita in totale libertà rispettando la libertà altrui.
Mi piacerebbe che nessun uomo si arrogasse il diritto di scegliere per me. Che sia un giudice. Che sia un medico obbiettore di coscienza. Che sia un Papa. Che sia un Dio.
Caro Mario Monti, anziché tassarci anche il buco del sedere, intensifica l' educazione sessuale nelle scuole. Insegna fin dall' elementari la prevenzione. Mettiti a distribuire preservativi fuori dalle discoteche, qualora fosse necessario, ma non ti permettere (tu inteso come istituzione, non t' abbarruare, eh) di negarmi il diritto di scegliere del mio utero.
Ovviamente questo implica, donne, di non permettere all' uomo la scelta del metodo contraccettivo da utilizzare. Siate consapevoli quando fate sesso e fatelo con la testa. Sopratutto se non vi va di cambiare pannolini.
Nessuno deve scegliere per me. Per noi. 

Robi 

lunedì 18 giugno 2012

Di scarpe e di nuove Cenerentole.

Come se fossi una Cenerentola in disgrazia, tempo fa, avevo perso una scarpa. Una bella scarpa dal tacco quindici con tanto di plateau e fiocco di raso; di un verde acqua divino che avevo comprato in saldo un paio di anni fa. Non era una scarpetta di cristallo e non ci sarebbe stato nessun principe -che ne so, tipo Harry d' Inghilterra o Filippo di Svezia- pronto ad impalmarmi non appena l' avessi ritrovata. Però la sua repentina scomparsa mi aveva profondamente turbata. Era una scarpa comodissima nonostante la sua altezza spropositata. Ci avevo ballato per una notte intera e avevo attraversato con lei il parco erboso di una tenuta di campagna. C' era amore tra di noi.
Poi, un giorno, l' annosa scomparsa.
Eravamo di ritorno da una festa di compleanno. Io, lei e la sua compagna.
Eravamo in tre, com' era giusto che fosse, d'altronde.
Poi, magicamente, io sono tornata a casa sola.
Un paio di giorni dopo il mio fidanzato, come un principino delle favole anche se non ai livelli di Filippo di Svezia, Amò non te lagnà che quello c' ha la corona e il regno, me ne riporta una.
UNA.
'Dov' è l' altra?' chiedo. Mi pare una domanda lecita e più che legittima. Lui non risponde. Anzi, risponde ma lo fa in maniera vaga. Non sa. Non ricorda. In macchina ne ha ritrovata una sola.
Attimi di disperazione si sono susseguiti di li in avanti.
Fino a IERI. Mesi e mesi DOPO.
Ero placidamente seduta sul letto di mia sorella 2 e l' armadio di mia sorella 1 era aperto davanti a me. Un luccichio mi colpisce. Immagino sia un' allucinazione, lo scampolo di un ricordo.
In fondo mi gira la testa e sono debilitata. Nel mio utero sono in corso le riprese de I fiumi di porpora 2 - Un assorbente non basta e quando ci sono 44° all' ombra.... Beh, potete immaginarlo.
Nonostante il dolore alla schiena che mi permette la mobilità di un burattino di legno e mi conferisce l' agilità di una novantenne mi piego verso il vano delle scarpe e seguo il luccichio.
In quel momento la vedo.
E' li.
La mia bellissima scarpetta di raso verde acqua.
Lucciconi di gioia.
Gridolini d' eccitazione pura.
Ehi. Un momento. Ma quelle non sono le mie ballerine pitonate? Le ho messe una sola volta prima di non trovarle più. E ci sono pure i miei sandali di camoscio con le frange stile FashionPochaontas. E le mie Havaianas bianche. E i sandali di corda. E le decolleté di cristalli dorati.
Ho riportato le mie bambine a casa, nel loro habitat naturale: la mia scarpiera.

Avere due sorelle minori nuoce gravemente all' armadio. 

Robi

martedì 12 giugno 2012

Se questo è amore.

Sara teneva i pugni stretti. Le unghie le si conficcavano nella pelle ma il dolore che quel gesto le provocava era niente in confronto. Niente in confronto al resto che stava capitando al suo corpo in quel momento. Le mani di Andrea si scagliavano sulla sua pelle bianca con una violenza inaudita. 
Non importava in quale punto, quello che importava era colpire forte.
Poi, d' un tratto, tutto divenne confuso. Vide arrivare la fine anche quella volta. E quella volta la fine era un pugno diretto sullo zigomo sinistro. Il dolore era talmente forte che le orecchie cominciarono a pulsarle.
Nella sua testa, Sara voleva alzare una mano e tastare i danni ma il suo corpo non ubbidiva. Sentiva in bocca il sapore metallico e ferroso del sangue. Con la lingua percorse l' arcata dentale superiore. Poi quella inferiore. Lucidamente cercava di accertarsi che non ci fossero danni evidenti. Eppure tutto sul volto le faceva male.
Andrea si allontanò lasciando Sara senza forze in quell' angolo. 
Il rubinetto dell' acqua della cucina gocciolava fastidiosamente.
Tic tic tic tic. Ogni goccia che cadeva, apparentemente innocua e quasi sorda, si rifaceva sulla testa di Sara come un martello pneumatico dentro un cinema silenzioso.
Sara afferrò la maniglia della porta vicino a lei e affidò tutto il suo peso al suo braccio martoriato. Si mise in piedi. Fissò per qualche secondo i brandelli della sua maglia grigia. Le piaceva quella maglia; gliel' aveva regalata Tiziana, quella sua collega d' ufficio che recentemente era stata trasferita a Roma.
Andrea si era lavato le mani e con esse la sua colpa. Sapeva che Sara doveva essere punita. Era stato chiaro con lei: non voleva andare a cena con sua sorella e il marito il prossimo sabato sera. L' aveva detto esplicitamente a Sara che odiava il modo in cui il cognato lo guardava ma lei, no, aveva insistito e alla fine aveva accettato l' invito della sorella. Sara andava punita.
Sara si chiuse in bagno e si lasciò andare alle lacrime, stretta in un angolo tra la doccia ed il bidet. L' occhio sinistro le faceva un male cane. Lividi ed escoriazioni iniziavano a presentarsi, puntuali come era già successo ancora e ancora, sulla sua pelle bianca. Si allungò i pantaloncini più che poteva per nascondere a se stessa quello che le era appena capitato. Chiuse gli occhi e dimenticò anche quella volta. Giustificò Andrea come era già successo. Ancora e ancora. 

'Cristo Santissimo, Sara, non un' altra volta' le disse Carolina.
Sara non si era presentata a lavoro per due giorni e la sua collega Carolina, che le si era affezionata come un cagnolino appena raccolto dalla strada, era andata a vedere se era tutto ok. Carolina aveva intuito già parecchi mesi fa cosa stava succedendo ma che poteva fare? Rapire Sara? Denunciare Andrea? E se poi lei, cosa che sicuramente avrebbe fatto, avesse negato tutto? Sarebbe sembrata una pazza visionaria.
Quando Sara le aprì la porta dell' appartamento e vide lo zigomo tumefatto dell' amica, Carolina sentì salirle la rabbia al cervello. Come poteva ancora soccombere? Perché Sara acconsentiva a farsi fare questo?
'Ho aperto uno sportello della cucina con troppa foga ed un bicchiere mi è caduto addosso' disse Sara a Carolina.
'Credi che sia una stupida?'
'E' così' tentò di convincerla Sara.
Carolina sbuffò. Si avvicinò all' amica ed esaminò il livido che le copriva mezza faccia. 'Dovresti andare in ospedale' sentenziò 'potrebbe esserci qualche osso fratturato'.
'Ma che sciocchezze. E' solo un bicchiere messo male'
Sara si rannicchiò nell' angolo del divano di pelle che lei e Andrea avevano scelto insieme un anno prima quando avevano deciso di andare a vivere insieme.
Da quando condividevano lo stesso tetto Andrea aveva avuto alcuni scatti di violenza ma Sara sapeva che lui non era un manesco. Sara voleva credere che l' Andrea che lei amava, e che sperava che l' amasse di rimando, stesse solo attraversando una fase.
'E' il cambiamento' l' aveva giustificato tante volte. 'Andare a vivere insieme è un passo importante per una coppia' si diceva. 

Sara è finita in ospedale con il bacino fratturato; un occhio gonfio e nero; il polso slogato; lividi, ematomi, escoriazioni ed ecchimosi in varie parti del corpo prima di rendersi conto che questo non è amore.
Sara è stata fortunata. Molte altre no.
Fatti furba. La violenza è un reato. La violenza sulle donne non è solo un reato, è un abominio. 

Robi


domenica 10 giugno 2012

Ma l' ho fatto per te!


Avete presente quell' espressione da cagnolino bastonato che si presenta, sulla faccia dell' individuo che vi sta di fonte, mentre pronuncia queste parole? Quello sguardo accusatorio che ti dovrebbe far sentire una merda? Quella boccuccia tremula che in confronto la mamma del principe de L' incantesimo del Lago è una principiante?
L' ho fatto per te!
Ma chi minchia te l' aveva chiesto!

Negli ultimi giorni sono in parecchi a prostrarsi a me desiderosi di ringraziamenti a profusione per queste fantomatiche accortezze avute nei miei confronti. Essendo pure in periodo di crisi premestruale, con tanto lacrima facile e ormone che gira come una girandola al vento, oggi sono sbottata. In primis con il mio ragazzo. 

lunedì 4 giugno 2012

Argomenti a caso e notizie sparse.

-Sono stata a Malta.
Questo fine settimana.
Non avevo programmato nulla.
Io e il mio ragazzo siamo semplicemente partiti.
E ho mangiato come un maiale. Accidenti a me.
Avevo bisogno di staccare il cervello per un po' e questo momento d' evasione a due è stato un toccasana. E' inutile dire che io sono una valigia addicted. Fosse per me, e non per il mio portafogli gemente e piangente, partirei tutte le settimane. Non che mi possa lamentare, per carità, ma intendo proprio che -se davvero potessi- cambierei paese ogni settimana. Questo lunedì mi sono svegliata sotto il sole della caotica Malta. Il prossimo, magari, tra le dune del Sahara e quello dopo al freddo di Londra.
Comunque. Lunedì prossimo, a parte il fatto che mi sveglierò un anno più vecchia, credo che aprirò gli occhi nella mia stanza. Vabbè... Potrebbe andare peggio. Pensate se vivessi in qualche sperduto paesello a chilometri e chilometri dal mare? Qui apriamo le porte e respiriamo il profumo delle zagare. Allunghiamo le braccia e con una mano tocchiamo il mare mentre con l' altra accarezziamo le nevi dell' Etna. 


-Sono stata scelta da Giulia di La Pinta come Blogger fuori dal coro del mese di giugno. Mi ha chiesto di rispondere ad alcune domande e questo è il risultato. Quanto mi amate? Ditelo, non abbiate timore.

-Ho comprato questa collana di Divided by H&M. Ne desideravo una simile, vista solo nel mio immaginario, da un secolo. Finalmente l' ho trovata. A soli 9,95 euro.
Yeaaaa. Piccole gioie della vita da condividere. 


-Ho comprato un paio di deliziose scarpe di raso fucsia da Berska che mi hanno fatto un buco sul tallone dopo solo mezz' ora di camminata. Avevo le lacrime agli occhi quando sono arrivata in albergo e ho maledetto chiunque le avesse fabbricate. Quanto è vero che per essere belle bisogna soffrire. 

-Oggi, per caso, mi sono imbattuta in questo post di cui vi faccio lo stamp così da non regalare visite alla cerebrolesa che ha scritto questo cumulo di fandonie. 




E, in ultimo, il commento della proprietaria del blog che definisce le creature di queste donne e questi uomini 'Cose chimiche'. Così, tanto per gradire. 

Cara autrice del blog io credo che tu ti sia fumata il cervello. Scusami, ma io la penso così. Amen. 
Comunque, se per caso voi foste depressi, leggere questo blog e i commenti ai lettori della blogger, vi aiuterebbe a vedere meglio le cose e ad avere più fiducia in voi stessi. 

Casualmente vostra, Robi 


venerdì 1 giugno 2012

Cari Maya...


Cari Maya,

ho letto sul giornale che, a causa dell' allineamento Sole-Venere-Terra, avete anticipato la fine del mondo conosciuto al 5 di giugno del 2012.
Questa mia letterina non è di polemica. A me va bene esalare l' ultimo respiro a ventitré anni. Mi aggrada morire in giovane età. Perché, diciamocelo, una volta morti, la faccia che abbiamo ce la teniamo per sempre. Io, per adesso, mi vado bene. Ho la pelle sufficientemente liscia e soda e acconsento ad avere questa faccia per il resto dei miei giorni in Paradiso. O all' Inferno, per carità...

giovedì 31 maggio 2012

La RobiCucina: I Cookies Americani.


Ingredienti per 12 biscotti

250 g di Farina 00
200 g di cioccolato fondente
(Io ho preso quello con le nocciole per dare più consistenza all' impasto)
125 g di burro
(io li ho fatti con 95 g e sono venuti ottimi lo stesso)
125 g di zucchero di canna
125 g di zucchero bianco
(Io ho usato 90 g di fruttosio che è meno calorico)
1 uovo

Preparazione

Sciogliete il burro in un pentolino.
Spezzettate grossolanamente il cioccolato.
In una ciotola capiente sbattete l' uovo e unite lo zucchero di canna e successivamente il fruttosio.
Aggiungete il burro fuso.
A poco a poco aggiungete all' impasto la farina setacciata e il cioccolato in pezzettoni e lavorate con le mani fino ad ottenere una pagnotta omogenea e consistente.
Se notate che il composto è ancora troppo liquido aggiungete uno o due cucchiai di farina.
Fate riscaldare il forno a 190°.
Su una teglia coperta di carta forno disponete delle palline di composto.
Distanziate ogni pallina, l' una dall' altra, almeno 4 centimetri dato i biscotti si allargheranno.
Tenete in forno 15 minuti e lasciate raffreddare almeno mezz' ora. 

Commento

Se avete degli stampini da biscotto che vanno in forno vi consiglio di mettervi le palline di impasto dentro e infornare così o vi ritroverete un unico biscotto gigante a forma di teglia come è successo a me.
Sono mooolto buoni e le nocciole tritate ci stanno benissimo.
Io li tengo in frigo perché a me i biscotti, come la cioccolata, piacciono ghiacciati.
Ho provato per la prima volta il fruttosio che abbassa le calorie e mi sono trovata splendidamente, non credo farò più uso di zucchero da ora in poi!!

Robi 

mercoledì 30 maggio 2012

45 giorni a Vogue #SentitiRingraziamenti

Ogni volta che compro un romanzo nuovo, come prima cosa, leggo i ringraziamenti dell' autore. Li cerco tra le ultime pagine. In fondo, tra la fine di quella storia che per me è solo all' inizio e la copertina. Mi piace leggere i nomi degli editori che hanno raffinato le pagine grezze dell' autore. Mi piace sapere i loro nomi perché sono quelli che sanno tutti i sinonimi delle parole. Loro conoscono cento modi per dire amore e centouno per dire salute!
Leggo i nomi dei figli e dei genitori degli autori. I nomi degli amici. I nomi dei conoscenti. I nomi dei pubblicisti.
Quello che non potrò mai leggere nei ringraziamenti di un romanzo sono i nomi dei lettori e, diavolo, sono loro i primi a dover essere ringraziati. Uno per uno. Ma come si potrebbe fare a priori? Non si può, appunto.
Ogni autore dovrebbe avere una telecamerina tra le pagine di ogni libro che vende per vedere che emozioni sta provocando. Per capire cosa è in grado di fare; quanto in profondità è in grado di arrivare.
Io ho avuto questa fortuna.
E' vero, io non sono Dan Brown né Sophie Kinsella; non sono Leslye Lokko né Zafon ma anche io ho raccontato una storia. Non voglio nemmeno lontanamente paragonarmi a Loro ma, nel mio piccolo, anche io ho dato vita ad un piccolo ecosistema di personaggi e intrecci. Una storia che si è scritta da sola. Senza un programma ne una scaletta. Ogni capitolo veniva scritto e pubblicato nel momento in cui prendeva vita. Ovviamente è per questo, e vi prego di scusarmi, che molte volte ci sono state imperfezioni nella scrittura o erroracci. Io l' editore da ringraziare non ce l' ho, sicché...
In compenso c'è una persona che si è affezionata a Filippa fin dall' inizio dandole tutto il supporto possibile. Quindi è doveroso da parte nostra, mia e di Filippa, s' intenda, salutare Claudia.

Nel momento in cui ho scritto la parola fine ho sentito un tuffo al cuore. In quell' attimo di confusione mi sono venute in mente un centinaio di idee. E se scrivessi la storia da un altro punto di vista? Magari quello di Anita. E se raccontassi di Arianna? E se continuassi per altri quaranta capitoli? E se trovassi una fidanzata a Davide? Magari potrei scrivere del romantico e intimo matrimonio di Filippa.
Non volevo che finisse. Ero talmente affezionata a questa storia che volevo continuarla all' infinito.
Ho fatto fatica a staccarmi dalle mie creature, lo ammetto. Solo che, con calma, ho realizzato che erano loro ad aver chiuso con me. Adesso Filippa, Enrico, Anita Lozzani, Davive e tutti gli altri vivono nella testa di chi ha voluto loro bene. La loro vita prende forma nell' immaginario di chi ha letto e si è affezionato a loro. Ed è così che li ho lasciati andare.
Solo che poi, mentre dicevo loro addio, mi è venuta in mente un' idea. Quell' idea funzionante. Non voglio dire nulla perché, come ho detto, è solo un pensiero ma un di quelli che stuzzicano sperando che un giorno prendano vita. 

Con queste parole, anche se non sono sufficienti e mai ce ne saranno abbastanza ad esprimere quanto io sia grata, voglio ringraziarVi. Ognuno di voi.
Per ogni commento.
Per ogni risata che vi siete fatti.
Per ogni lacrima.
Per ogni volta che avreste voluto essere al posto di uno dei miei personaggi.
Per ogni volta che mi avete dato uno spunto.
Per ogni volta che mi avete chiesto un nuovo capitolo.
Per ogni volta che avete letto un capitolo. E per ogni volta che l' avete riletto.
Per ogni volta che, con le vostre parole, mi avete spinto ad andare avanti.
Perché, dovete sapere, sono una che inizia un sacco di cose ma poche volte arrivo alla fine. 
Quindi, se ci siete, è il momento di palesarvi anche se non l' avete mai fatto e prendervi il merito che vi spetta. 

Grazie, grazie, grazie, infinite volte grazie. 
Robi


45 giorni a Vogue #TreAnniDopo



'Quando tua madre aprirà la posta, questa mattina, radunerà le forze armate. Ci stanerà e io e te saremo morti' annuncio. Enrico è ancora a metà tra le veglia e il sonno.
Da un paio di settimane dormire, per me, è diventata un' impresa epica.
'A me fa più paura la tua. In fondo è lei la madre della sposa'. La sua voce è impastata dal sonno ma si avverte l' allegria. 'Vedrai che andrà tutto bene' si volta verso di me e mi accarezza gentilmente il ventre. 
'Hai sentito Davide? A che ora dovrebbe arrivare?' chiedo. Sono ancora un po' nervosa all' idea di dover dare certe notizie alle nostre famiglie riunite. 
'Ha detto che arriverà in tempo. Andranno Claudia e suo marito a prenderlo all' aeroporto e ci raggiungeranno immediatamente'
'E tuo padre? I ragazzi?' chiedo.
'Atterreranno a Milano fra qualche ora, ci incontreremo con loro direttamente al ristorante' 
'Ti amo' gli dico rilassando i muscoli della schiena contro la testata morbida del letto. Sono passati quasi quattro anni dalla prima volta che sono venuta in questo appartamento che adesso è anche casa mia. Casa nostra. 
Da quando mi sono trasferita qui le cose sono un po' cambiate. Ad esempio lo studio fotografico di Enrico, al secondo piano, è diventato un armadio. Ci siamo giocati quello spazio a poker, una sera di due anni fa, imbevendo tutto con vodka alla fragola. Alla fine della partita eravamo talmente ubriachi che non sono certa di aver vinto davvero io la mano decisiva. Ma questa è una cosa che non coffesserò mai ad Enrico, ho troppe scarpe per farmi prendere dal rimorso di coscienza!

martedì 29 maggio 2012

Giriamoci intorno.



'Ti devo dire una cosa' 
'Devo parlarti di una cosa' 
Fallo. 
Porca miseria. Dillo. 
Dai voce ai tuoi pensieri. 
Che senso ha sprecare un sms per dire che mi devi dire una cosa quando potresti semplicemente dirla? 

'La sai una cosa?' 
No. 
No che non la so. 
Se la sapessi non starei qui ad ascoltare la stronzata che stai per dirmi.
E poi, perché non la dici e basta? 


'Ho prenotato le vacanze in un posto da urlo'
Dove?
In un castello dei fantasmi? Per questo è da urlo?
Perché mi mandi un messaggino su WhatsApp per dirmi che hai prenotato senza dirmi dove?
Perché sei cretino?                                         

'Ti devo raccontare una cosa'
Ok. 
Fallo.
Raccontami questa fantomatica cosa. 
Che stai aspettando? 
Quanti sms devi ancora sprecare prima di arrivare al dunque?
Di cosa hai bisogno?
L' aiuto del pubblico?
Un permesso speciale da parte del governo Monti?
Un segno divino?

'Ho saputo una cosa ma non posso dirti nulla' 
E allora che minchia me lo dici a fare?
Perché sei un bastardo?
Ti piace farmi sguazzare in una piscina di curiosità e interesse?
Tanto lo so che manterrai il segreto per venticinque secondi scarsi. 

'Ma tu lo sai perchè Daria e Gianandrea si sono lasciati?'
La vera domanda sarebbe perché la madre di Gianandrea l' ha chiamato Gianandrea!!


'Non hai di meglio da fare?'
Ma secondo te, esimia testa di cazzo, non pensi che se avessi di meglio da fare starei facendo quello?
Non credi che, se potessi scegliere, sarei milioni di anni luce lontano da qui?
No, purtroppo, non ho di meglio da fare. 



Quante volte vi è capitato?
Milioni?
Miliardi??
Perché ci giriamo intorno?
Perché perdiamo tempo in preliminari fatti di suspance e fumo di scena quando potremmo benissimo arrivare al dunque e levarci il dente? 

Tidevodireunacosamente vostra, Robi

lunedì 28 maggio 2012

45 giorni a Vogue #TheEnd



‘Torni a casa con me?’ chiede Enrico. Si affaccia, piegando il busto, alla porta del mio ufficio. Sorride. 
Alzo lo sguardo dal computer e sfilo gli occhiali da lettura. Sgranchisco le gambe. Da quante ore sono seduta a questa scrivania? Troppe, senz’ altro. Sfilo le scarpe altissime di Gucci dai piedi e mi alzo dalla sedia. In ufficio ci siamo solo noi: Anita non approverebbe mai che una delle sue dipendenti giri per gli uffici senza scarpe. 
‘Ne avrò ancora per due ore’ gli rispondo amareggiata. Il numero di giugno è in chiusura il che significa che bisogna controllare e ricontrollare tutto almeno quindici volte prima di far vedere il book definito ad Anita. 
‘Sono quasi le nove di sera’ piagnucola Enrico. 
‘Lo so e mi dispiace ma sai quanto sia frenetico questo periodo del mese. Abbiamo fatto avanti e indietro da Parigi e Londra cento volte per il servizio di punta e sembra che ci sia ancora qualcosa che non va’ gli spiego.

venerdì 25 maggio 2012

Solo una salviettina sporca di mascara.


Di certe serate ti rimane la puzza di una sigaretta fra i capelli. 
Di certe serate ti rimane in bocca il sapore di uno Spritz troppo amaro. 
Di certe serate ricordi il dolore ai piedi e le pagliuzze dorate che lasciavi in giro come la scia di una fata. 
Di certe serate ricordi i sorridi e gli sguardi indiscreti verso una coppia che si ama come se non avesse fatto altro per tutta la vita. 
Di certe serate ti restano impressi le scarpe brutte, le maglie immettibili e le borse di paglia. 
Di certe serate ti chiedi perché siano passate così lentamente. 
Di certe serate ti resta il fastidio agli occhi per le lenti a contatto nuove. 
Di certe serate ti ricordi di aver assecondato la voglia di cantare mentre la strada ti scorreva sotto i piedi. Sotto le ruote. Sotto l' anima. 
Di certe serate ti rimane l' odore della vita nel naso. 
Di certe serate ti rimane la stanchezza che non ti fa dormire. 
Di certe serate vuoi solo scriverne per non perderne un secondo e per poterle dimenticare, al contempo. 
Di certe serate vuoi solo mettere a posto il disordine che hanno lasciato. 
Di certe serate, l' unica cosa che resta, è una salviettina struccante sporca di mascara, prima di chiudere gli occhi ed aspettare una nuova alba. Un nuovo giorno. Un nuovo, piccolo, inizio. 




Buona notte. E buon giorno. Robi


mercoledì 23 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 36



‘Domani mi sposo’ realizza Arianna. 
‘Domani ti sposi’ ripeto. 
‘Mi sposo davvero. Nel senso che ci sarà un prete, uno sposo vestito bene e mia madre. Oh, mia madre… Non voglio nemmeno pensare a mia madre. E indosserò questo vestito. E’ un vestito bellissimo, vero?’ mi chiede Arianna accarezzando la preziosa stoffa del suo abito da sposa. Una cascata di seta shantung a doppio filo, di un candido avorio, sulla quale sono state applicate a mano delle piccole foglie di chiffon che ondeggiano placide. La schiena, completamente nuda, è attraversata da due sottilissime bretelle in raso del colore del miglior spumante italiano, che riprende il tono del fiocco che cinge la vita dell’ abito. Lo strascico si dipana ampio per metri. Si possono sentire il ticchettio delle macchine da cucire e i commenti delle quaranta sarte che hanno lavorato a questo pezzo d’ arte. Le dita che infilavano minuziosamente gli aghi, punte in milioni di parti, hanno dato vita al pezzo di carta disegnato da Armani. Migliaia di fili hanno incastrato perle e cristalli alla stoffa pregiata per far si che diventasse realtà. 

martedì 22 maggio 2012

11 domande per te, posson bastare?? NO.

Io sono pessima. Mi riprometto di fare al più presto i ringraziamenti dovuti a chi è stato tanto gentile da dedicarmi un premio. Giuro di rispondere alle domande, di inviare fotografie, di parlare di questo o quello ma sono una distratta cronica. Ho la memoria di un canarino anziano e i riflessi di un' ottantenne. E non una arzilla. 
Raccolgo tutti i ringraziamenti e le mie risposte in questo unico post, così da poter fare il punto della situazione!!! 

In primis ringrazio  per gli innumerevoli premi e tag assegnati a questo blog:
Lucia di Cosmetics e Reviews
Claudia di Piccolo Spazio Vitale 
TheMorgana1985 di MAKEmeUP
Giulia di Diario di un' ex stacanovista

Ho dimenticato di ringraziare qualcuno? Se è così, fatemelo notare che vi aggiungo immediatamente. 
Cercherò di rispondere a tutte le domande fattemi. In ordine sparso perché io, non solo sono confusa, ma faccio confusione!! Chiedo perdono, in anticipo.

lunedì 21 maggio 2012

Giardini di Babilonia: un nuovo modo di dire Borse.




Impaziente ho tagliato il nastro adesivo. Ho tirato fuori la scatola marrone, adornata da un delicato fiocco di raso verde scuro. Ho strappato delicatamente la carta velina protettiva con la bramosia della scoperta. Sapevo già cosa vi fosse dentro quella scatola ma la scoperta è stata piacevole, comunque inaspettata. Il colore è il giallo di Napoli, acceso, dello stesso colore dei raggi del sole che baciano il mare.
Sapete di cosa sto parlando? Del sogno di Luigi e Salvatore Izzo che si realizza.

45 giorni a Vogue #Chapter 35




‘Sei proprio sicura di quello che stai facendo?’ mi chiede Arianna. 

Il nostro appartamento sembra il set di un film dell’ orrore ambientato nella redazione di un giornale di moda. Ogni angolo della casa è sommerso da scatole e pacchi. Chilometri di nastro adesivo sono stati usati per imballare, letteralmente, la nostra vita. Valigie piene di vestiti e scatole di scarpe piene di ricordi ammassati raccontano gli ultimi otto anni. 
‘In realtà, no’ ammetto a malincuore. 
‘E allora perché lo fai?’

domenica 20 maggio 2012

Proposte indecenti ed elogi compiacenti.


Io non sono Chiara Ferragni e quindi a me nessuno regala la Nightingale di Givenchy solo per poterle fare una foto e metterla sul blog. Col cazzo. Nemmeno il mio fidanzato, comunque, me la vuole regalare quindi...
Ma, nel mio piccolo, anche io ho avuto delle emezing proposte di super collaborazioni. Una in particolare mi ha scioccata e non poco. 

giovedì 17 maggio 2012

Le scarpe bianche.

Questa mattina ho allietato la mia anima (un pò meno il portafogli di Madre, ma l' idea è stata sua) in un enorme negozio di scarpe. Uno grande grande grande, per intenderci. Madre sosteneva di necessitare di sandali per affrontare la calura estiva e così mi ha portato con se. Sono entrata con la ferma convinzione di NON comprare nulla. Non un misero paio di ballerine nè delle colorate ciabattine per il mare. Nulla. Non mi servivano scarpe nuove. NON mi servivano. 
Ed effettivamente, dannata figlia del consumismo, non mi servivano affatto. Ma, si sa, mica alle donne servono davvero le scarpe. Le scarpe sono delle amiche con le quali è bello gingillarsi di tanto in tanto. Le scarpe sono accessori che non sono utili ma servono all' anima; allo spirito; al cuore. Servono a sentirsi importanti, lo diceva Marilyn: 'Date ad una donna il giusto paio di scarpe e lei conquisterà il mondo'.
E così ne ho prese due paia. DUE. Porca Troia.
(Ho preso un paio di zeppe di camoscio grigio scuro e un paio di sandali blu elettrico!!)
Non è colpa mia! Madre ne ha comprate quattro paia, con dei geni come i suoi nel mio corredo cromosomico, come potevo uscire dal negozio a mani vuote? Per giunta non pagavo nemmeno io...

mercoledì 16 maggio 2012

Another Season Finale.



Questo è il periodo dell' anno che maggiormente mi infastidisce. Il periodo delle Season Finale dei taaaaanti telefilm che seguo. E quando dico taaaaanti, intendo proprio tanti tanti tanti.
Quando finiscono le mie serie tv preferite io mi annoio.
Dio, se mi annoio.
Allora mi viene in mente di iniziarne altre ma, seriously, non posso iniziarne altre o comincerò a non distinguerli più. Inizierò a vedere vampiri nei corridoi del Seattle Grey' s e casalinghe disperate che si aggirano per le stradine di Bluebell, Alabama.
Molto probabilmente in questo post ci saranno degli Spoiler, non lo so con certezza, quindi se non avete ancora visto tutte le puntate di tutte le serie forse è meglio che non lo leggete. Se le avete viste e avete bisogno, come me, di parlarne in attesa della prossima stagione, allora siete nel posto giusto. 

martedì 15 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 34



‘Non sono andato via perché volevo. Non ho chiamato Enrico per un amore fraterno magicamente rinato’ dice Davide. 
E’ di spalle. L’ acqua gli bagna il corpo a metà. Le braccia possenti si tengono al bordo della piscina e ne disegnano il profilo. Le dita, lunghe ed affusolate, leggere come quelle di un pianista, tamburellano nervosamente sulla pietra lucida. Il sole del crepuscolo gli schiarisce i capelli e sfuma i suoi contorni.
‘E allora perché?’ gli chiedo. 
E’ la prima volta che ci troviamo completamente soli da quando è successo. Enrico ha deciso di sfruttare gli ultimi momenti di luce di questa giornata per fotografare una scogliera non lontana da qui, mentre il sole abbandona il cielo.

mercoledì 9 maggio 2012

Metti una sera al Met...


Se nella moda conti almeno un piffero il sette di maggio del duemiladodici eri al Metropolitan Museum di New York City. Se nella moda conti quanto il due di bastoni quando la briscola è a oro allora eri a casa a scaccolarti davanti l' ultima puntata di Revenge. Come la sottoscritta, appunto. Solo che io non mi scaccolo mentre vedo i telefilm che non lo trovo igenico. 
Guardando le foto del red carpet dell' evento che viene considerato di portata pari agli Oscar per la California, mi sono sorte alcune questioni di non poca importanza. Spero possiate aiutarmi a fare luce su questi dubbi amletici che mi attanagliano. 

venerdì 4 maggio 2012

45 giorni a Vogue #Chapter 33



'Sai che muovi le orecchie mentre dormi?' mi chiede Enrico.
'Muovo le orecchie? Ma cosa dici...' gli rispondo. Il sole è sorto da qualche ora, ormai, ed io sono ancora a letto con l' intenzione di rimanerci il più possibile.